Migrazioni, emergenza del ventunesimo secolo – A. Bono

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migrazioniEmigranti, profughi, rifugiati: tre termini sempre più spesso usati come se fossero sinonimi. Il termine “emigrante” in effetti può definire chiunque lasci il proprio paese qualunque ne sia il motivo. Ma solitamente indica chi si trasferisce all’estero, o in una regione diversa da quella di origine, a scopo di lavoro, spinto da motivazioni di carattere economico. Per maggiore chiarezza, di recente viene usata talvolta l’espressione “emigrante economico”. “Profugo” è il termine generico per chi è costretto ad abbandonare la propria residenza in seguito a conflitti armati, persecuzioni e catastrofi naturali. Se, per mettersi al sicuro, non oltrepassa i confini nazionali si dice “profugo interno” o “sfollato”. Il termine “rifugiato” riguarda un preciso status giuridico, individuale, definito dalla Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati. Viene accordato a chi fugge dal proprio paese temendo a ragione, perchè minacciato dal proprio governo o perchè quest’ultimo non è in grado o non è disposto a tutelarlo, di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale. “Richiedente asilo” è chi fa domanda per ottenere lo status di rifugiato nel paese in cui entra dopo aver lasciato il proprio.

Nell’anno che sta per finire si stima che siano arrivate in Europa, varcandone in confini in maniera irregolare, quasi un milione di persone. È presto per sapere quante di loro abbiano chiesto asilo. Già adesso si può dire però che, con tutta probabilità, gran parte dei richiedenti non otterranno lo status di rifugiato perché non hanno i requisiti necessari. Sappiamo che nel 2014 le domande presentate sono state oltre 570.000, ma ne sono state accolte solo 184.665, una parte delle quali inoltre, a causa dei tempi lunghi impiegati per deliberare, erano state depositate negli anni precedenti. Il maggior numero di richiedenti asilo nel 2014 proveniva dalla Siria, seguita da Kosovo, Afghanistan, Albania, Iraq, Pakistan, Eritrea, Serbia, Ucraina e Nigeria. La maggior parte di coloro che hanno ottenuto lo status di rifugiato arrivava da Siria, Eritrea, Afghanistan, Iraq e Iran.

Conoscere origine e motivazioni di chi chiede asilo è fondamentale per decidere se accoglierlo o respingerlo. In realtà negli ultimi anni in Italia si è però imposta una corrente di pensiero secondo cui è doveroso accogliere, soccorrere e ospitare chiunque emigri ed entri nel nostro paese irregolarmente, qualunque sia la ragione che lo muove: povertà, disoccupazione, insoddisfazione per la propria condizione, aspirazione a migliorare la propria esistenza…

Si teorizza in sostanza un diritto assoluto e universale all’accoglienza. Ad esempio, intervenendo al convegno “Le migrazioni forzate nel Mediterraneo e nel resto del mondo: la terra, fattore di espulsione”, organizzato dalla Caritas e svoltosi il 24 settembre presso l’Expo Milano 2015, il prefetto Mario Morcone, capo dipartimento Liberà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno, ha detto: “Non va bene questa distinzione che va molto di moda che vorrebbe separare nettamente migranti economici e rifugiati per cui avrebbero diritto alla protezione solo siriani ed eritrei, mentre un nigeriano che, ad esempio, ha subito una persecuzione per la sua religione no”.[1]

Ma rendendo universale il diritto alla protezione e all’asilo, e legittimando quindi l’emigrazione irregolare a qualunque titolo, allora potrebbero forzare le frontiere, varcare i confini, pretendere e ottenere asilo più di quattro milioni di italiani che attualmente si trovano in condizione di povertà assoluta; come loro, quasi il 70% dei Nigeriani, il 32% degli Indiani, quasi il 12% dei Cinesi e, complessivamente nel mondo, almeno 836 milioni di persone. Se fosse la disoccupazione, potrebbero fare altrettanto oltre il 40% dei giovani italiani, il 70% di quelli sudafricani, l’89% degli abitanti dello Zimbabwe... Se fossero i diritti umani violati, minacce all’integrità fisica e morale della persona, ogni anno avrebbero diritto all’accoglienza circa due milioni di bambine, per evitare di subire un doloroso e rischioso intervento di mutilazione genitale, e decine di milioni di bambine e adolescenti, per sottrarsi a un matrimonio precoce forzato; e, inoltre, 40 milioni di dalit, gli indiani fuori casta, gli oltre 100 milioni di cristiani sottoposti a diversi gradi di persecuzione e i 168 milioni di bambini costretti a lavorare, impiegati in attività che ne mettono a rischio la salute mentale e fisica, condannati a una infanzia senza giochi e senza istruzione. Se poi fossero l’ambiente inospitale e gli andamenti climatici avversi, ne avrebbero diritto gli abitanti delle aree desertiche, dal Sahara alle regioni Artiche, le comunità colpite da terremoti e inondazioni e, molto presto, almeno stando a certe previsioni, da 25 milioni a un miliardo di “profughi ambientali”. Per inciso, la persecuzione per motivi di religione rientra eccome nei casi per cui si ottiene lo status di rifugiato e distinguere tra emigranti economici e rifugiati non è affatto una “moda”. 


bonoAnna Bono

ricercatrice di storia e istituzioni dell’Africa

Università di Torino

 



 Bibliografia:

Anna Bono, “Migrazioni, emergenza del XXI secolo”, www.lanuovabq.it 



[1] Zenit.org, 24-9-2015.