Amministrative Milano 2016: riattacchiamo la spina – G. Martella

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milano3Da oltre quattro anni Milano ha una amministrazione di sinistra, con una Giunta Pisapia che si è particolarmente distinta nella difesa di una ideologia non proprio ambrosiana, che ha favorito tra l'altro la proliferazione di insediamenti Rom, di occupazioni abusive di case popolari e di stabili, di devastanti manifestazioni no global, di graffiti e murales di dubbio gusto. A questo si è aggiunta una continuata vessazione dei milanesi in termini di tasse, aumenti di tariffe, balzelli assolutamente ingiustificati, tipici comunque della incapacità delle amministrazioni di sinistra di trovare vie alternative alla crescita e allo sviluppo economico e sociale. Nessun grande progetto deliberato da questa amministrazione di sinistra, salvo quello sbandierato del registro delle unioni civili, ma solo tagli di nastri di progetti avviati e deliberati dalle precedenti Giunte di centro destra. l'Idea di candidare Milano e Assegnazione dell'Expo 2015? La si deve alle amministrazione di centrodestra. I Grattacieli di Porta Nuova e quelli di Citylife, le nuove metropolitane M4 e M5, la Darsena, il Museo delle Culture? Ancora al centrodestra. Sono sotto gli occhi di tutti i disastri di quattro anni di amministrazione della città da parte della Giunta Pisapia, che hanno portato alla mortificazione di una città, che da modello riconosciuto anche a livello internazionale è stata ridotta a meno di una città di provincia. Nessuna meraviglia quindi di un Sindaco che getta la spugna anzitempo, di vicesindaci e assessori via via dimissionari, di assessori litigiosi che senza merito ambiscono alla poltrona di sindaco.

Tutto questo porterebbe a ritenere in discesa la campagna elettorale per le prossime elezioni a favore di un cambio di amministrazione, ma non è così. La sinistra agguerrita, maestra di trasformazioni camaleontiche e di promesse, farà di tutto per impedirlo. D’altra parte in una Italia ormai a deriva renziana queste elezioni assumono per il centro destra una importanza primaria, e rappresentano la linea del Piave di vecchia memoria. Si ripetono le condizioni del 1997, quando proprio da Milano ripartì la rimonta che poi  portò alla vittoria alle politiche del 2001. Oggi si assiste a Milano al nascere di molte iniziative frammentate, di autocandidature referenziali che poco hanno a che fare con quello spirito unitario determinante per affrontare con successo questa sfida. E allora, oltre a pensare al nome del candidato sindaco, si cominci a lavorare ad un programma concreto,rivolto allo sviluppo della città e ai bisogni e alle aspettative dei milanesi,  che possa far convergere tutte le forze politiche del centrodestra e i movimenti in essere, avendo soprattutto in mente il compito preciso di riportare al voto quei cittadini che credono nella Politica, ma sono delusi dai mestieranti della politica.

A Milano da sempre sono nate idee e prospettive in grado di far guardare con fiducia al futuro non solo della città ma dell’intero Paese. Se a Milano certi problemi si affrontano in modo nuovo, se si sa investire sulla  specificità milanese per promuovere la ripresa, questo può rappresentare un impulso per una nuova fase di sviluppo Italiano. Questo ruolo di Milano negli ultimi anni è stato messo in secondo piano considerati gli evidenti rischi di declino che si intravedono. Né bisogna farsi incantare dal successo dell’EXPO e dal temporaneo vento favorevole, destinato a calare se non sostenuto da una adeguata programmazione strategica della città. Nasce da qui la improrogabile necessità di un programma di cambiamento, che si ispiri ad un nuovo modello, teso sia alla valorizzazione del sistema sociale e territoriale milanese, sia al rafforzamento del sistema socioeconomico  e della produttività delle imprese, attualizzando il rapporto vitale tra città, commercio e servizi, terziario e produttivo. In un Paese provato da anni di crisi, Milano ancora una volta è chiamata a confermarsi come punto di riferimento per le strategie di ripresa, in cui capitale umano, innovazione, convivenza rispettosa delle identità, valorizzazione dei talenti e delle imprenditorialità possano essere al tempo stesso motore di  sviluppo di servizi  di utilità primaria, come salute, sicurezza, assistenza; leve di  miglioramento delle performance economico-produttive, ambientali e amministrative; punti di forza  di servizi di vitalità culturale, spettacolare, di intrattenimento.

Per uscire dalla recessione e ritornare a tassi di crescita accettabili  non bastano un aumento della spesa  pubblica corrente (soluzione keynesiana) o una riduzione delle imposte (soluzione neoliberista). E’ invece indispensabile, da un lato, stimolare una ripresa degli investimenti che ponga l’innovazione al centro degli interventi e, dall’altro lato, promuovere una crescita continua della domanda di nuovi beni e servizi. In questo nuovo modello la strategia della crescita economica si basa su politiche che, dal lato dell’offerta, sostengono lo “sforzo” delle imprese, dei lavoratori e delle istituzioni nell’aumentare le capacità produttive; dal lato della domanda, mirano a soddisfare bisogni emergenti dei cittadini in termini di servizi, beni e infrastrutture moderni e quindi permettono di sviluppare nuovi mercati o di aumentare la domanda.

È necessaria quindi una strategia di sviluppo economico che parta dalla domanda interna o dai beni comuni delle città e dai bisogni emergenti dei cittadini e che si articoli in interventi operativi capaci di un impatto significativo sia sullo sviluppo economico nazionale sia sulla qualità della vita dei cittadini. Gli investimenti dovrebbero essere orientati verso produzioni innovative che mirino a soddisfare la domanda esistente ed in continua evoluzione, in particolare quella proveniente da alcuni grandi ambiti, quali potrebbero essere i trasporti, la sanità, l’abitazione, l’ambiente, il turismo, la cultura, i servizi di rete come acqua, gas, la banda larga. Occorre, ad esempio, con riferimento alle tecnologie ICT, favorire la nascita di una nuova economia innovativa di prodotti e servizi che vanno dalla protezione della privacy, alle reti wireless, dalla sicurezza biometrica, alle soluzioni di integrazione verticale e orizzontale della città digitale, quali i servizi per i cittadini e per l’impresa, il monitoraggio ambientale e del traffico urbano, l’infrastruttura di videosorveglianza , la diffusione delle applicazioni su smartphone. E la crescita può venire subito dalle nostre città, senza attendere i tempi del Paese e dell’Europa: la riqualificazione delle città può creare nuova occupazione, migliorare la qualità della vita dei cittadini e trainare lo sviluppo di nuove produzioni che diversifichino il Made in Italy e promuovano una “rinascita industriale”. Le città rappresentano le piattaforme dei processi d’innovazione e internazionalizzazione per la loro dotazione di competenze molto qualificate e la capacità di mobilitare la collaborazione tra soggetti diversi e complementari.

In generale, possiamo dire che nelle politiche pubbliche italiane per il territorio è mancata quasi completamente l’attenzione alle città, mai comprese come il centro dello sviluppo nazionale contemporaneo. Questa “distrazione” è a nostro avviso una delle mancanze più clamorose della politica economica nazionale, per cui occorre mettere finalmente la città al centro delle politiche per la ripresa economica. Si pensi alla grandezza di Milano nell’era elettromeccanica, dovuta all’intuizione che alla municipalità spettava l’onere di dotare la città delle nuove centrali elettriche indispensabili all’industria; e alla città l’onere di formare nuove figure professionali, che hanno portato poi alla nascita del prestigioso Politecnico di Milano. Ma oggi questo può non bastare. Oggi lo sviluppo di un Paese si misura sulla capacità delle sue grandi città di competere a livello internazionale.

Milano può aspirare ad essere la capitale del Sud Europa? L’area metropolitana milanese oggi già si caratterizza per un ampio grado di internazionalizzazione dei principali settori economici (finanziario, tecnologico, commerciale) e per l’alto livello di specializzazione di alcune delle funzioni eccellenti insediate, quali centri di ricerca, imprese high-tech e tutto il settore di servizio alle imprese, università, centri di intermediazione finanziariaL’intreccio tra internazionalizzazione, innovazione e risorse umane definisce il cuore delle nuove strategie competitive delle imprese e dei contesti territoriali in cui queste operano. Milano dispone di molte risorse e presenta diversi punti di forza per attrarre nuovi investimenti materiali e (soprattutto) immateriali. Tra le altre cose, il capoluogo lombardo si caratterizza come un polo di eccellenza europea nel campo della formazione post-laurea, una opportunità assai preziosa per affermare l’identità di Milano come città compiutamente cosmopolita e interculturale, nonché come “città dei giovani”. Assumono inoltre particolare rilevanza la posizione geografica di apertura al mondo, la presenza costante e diffusa di fattori di produzione provenienti dall’estero (investimenti e manodopera stranieri) e flussi di commercio (merci e servizi); la presenza di  istituzioni straniere e internazionali. Ma la competizione internazionale si gioca sulla capacità milanese di esportare fattori di produzione, e di rafforzare la presenza all’estero di istituzioni economiche (imprese, banche ecc.), sociali, culturali e scientifiche  (filiali, succursali, uffici); di incrementare l’esistente settore di servizi volti all’estero e in grado di offrire un sistema di sostegno agli attori stranieri o internazionali; di avere un sistema di trasporto e di comunicazione direttamente collegato con l’estero.

Tuttavia, per realizzare quelle condizioni economico-territoriali adatte al rilancio della funzione internazionale di Milano è necessario mettere in atto una diplomazia urbana (municipale e privata), appoggiata a servizi specializzati in relazioni internazionali; rafforzare le intese (accordi, protocolli, gemellaggi ecc.) con attori stranieri o internazionali e partecipare a reti internazionali di città o di istituzioni di città; avviare  un processo di pianificazione strategica che, attraverso una idonea allocazione delle risorse territoriali disponibili, porti a un miglioramento della dotazione di infrastrutture, della qualità urbana diffusa e della modernizzazione.


martellaGiancarlo Martella

professore ordinario di informatica

Università degli Studi, Milano