Qualche osservazione sulla legge 180 in merito all'assistenza ai malati di mente – N. Sanna

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folliaLa legge n. 180 del marzo 1978, nota come legge di “riforma della Psichiatria”, ha il merito di avere abolito gli ospedali psichiatrici, desueti e poco dignitosi, ma ha rigidamente codificato in una impostazione fortemente ideologica una materia che appartiene alla complessità della biologia umana e non ad una qualsiasi semplificazione dottrinale. Nota anche come legge Basaglia, è stata il frutto di una delle correnti filosofiche “contro”, denominata antipsichiatria tanto in voga negli ambienti progressisti degli anni ’60. Questa corrente di pensiero riconosce nel paziente psichiatrico non un “malato” bensì la vittima di una società oppressiva che vuole a tutti i costi conformare al modello dominante tutti coloro (malati di mente, ma anche devianti) che fuoriescono dai canoni di quel modello. Il modello sociale tanto esecrato negli anni sessanta era quello borghese perciò questi concetti trovarono fertile terreno nella visione marxista del mondo. La sofferenza psichica, in quanto derivante dalle tensioni sociali richiedeva soluzioni politiche e non sanitarie. Lo psichiatra, percepito come strumento della repressione borghese sarebbe divenuto, d’ora in avanti, il tramite di una denuncia politica a suo modo strumento di trasformazione della società borghese in un modello più consono all’ideale marxista: una vera e propria operazione di proselitismo cooptato. Il risultato è stato che la psichiatria ha finito per essere sottratta dall’alveo delle scienze mediche a totale discapito della buona pratica medica ritenuta strumento di repressione e non di cura. Il termine medicalizzazione, ancora oggi, viene utilizzato in certi ambienti con connotazioni negative quando riferito all’intervento medico in psichiatria.

La legge 180 prevede che i ricoveri dei malati nelle strutture ospedaliere, divenuti tabù, siano ammessi esclusivamente in situazioni di emergenza/urgenza e rigorosamente contenuti in tempi limitati per legge e non per esigenze mediche. Il carico dei malati, sia in termini emozionali che concreti, è lasciato quasi del tutto alle famiglie. Il supporto che queste ricevono è scarso e discontinuo. Unico aspetto positivo è una organizzazione di strutture territoriali che offrono discreti servizi ambulatoriali. Come nella migliore tradizione totalitaria si è assistito, anche in un campo obiettivo e poco opinabile come quello medico scientifico, alla inversione dei valori e alla falsificazione della realtà L’esigenza di cura è stata cinicamente sacrificata sull’altare del più bieco dogmatismo ed i malati psichiatrici lasciati in balìa della propria sofferenza in nome di una cinica necessità politica.

Per fortuna la Scienza non può essere troppo a lungo imbrigliata all’interno di vincoli ideologici e nuove e recenti scoperte in ambito neuroscientifico stanno individuando meccanismi biologici che riattribuiscono alle patologie psichiatriche dignità di malattia ed in quanto tale richiamano l’esigenza di interventi che siano prioritariamente medici, anche se non esclusivamente. Recenti studi mostrano importanti evidenze sulla natura biologica della schizofrenia riconducendo molte delle sue manifestazioni come deliri, allucinazioni, disordini del pensiero, deficit cognitivi, turbe della memoria, a disordini del metabolismo proteico geneticamente determinati, che interferiscono con lo sviluppo e le capacità plastiche del cervello. Studi di genetica molecolare hanno messo in luce alcuni particolari siti nella struttura del gene che danno luogo ad una particolare vulnerabilità verso affezioni mentali gravi come la schizofrenia, l’autismo, il disturbo bipolare. La psichiatria evoluzionista offre, a sua volta, specifiche applicazioni di intervento e interessanti spunti. I disturbi dell’umore, per esempio. Ognuno di noi ha nel corso della sua vita periodi in cui l’umore è depresso. Ma l’umore basso è sempre patologico come le convulsioni, o ha una funzione protettiva come la tosse o la febbre? La depressione grave è una malattia come il diabete oppure, come il dolore cronico, rappresenta la disregolazione in un sistema di risposta allo stress che nasce come fattore di grande utilità per l’organismo? Come si vede le scoperte scientifiche in campo psichiatrico pur essendo solo all’inizio offrono nuove prospettive che meritano ulteriori approfondimenti di ricerca che offriranno migliori possibilità di inquadramento diagnostico e di intervento terapeutico.

Alla luce anche di queste nuove ricerche si rende necessario approntare una legge di assistenza psichiatrica che offra ai malati nuovi campi di indagine diagnostica con l’utilizzo di strumenti tecnologici all’avanguardia, esattamente come si fa già per malattie considerate “organiche”come altre malattie del sistema nervoso centrale e malattie internistiche. Occorre che ai pazienti ed ai familiari sia offerta una prospettiva di accudimento, cura e riabilitazione che oggi la legge 180 non è in grado di garantire. Occorre che nascano sul territorio centri ospedalieri in cui la diagnosi, la ricerca e la terapia possano essere integrate al fine di offrire al paziente una assistenza dignitosa ed efficace. La legge attuale è obsoleta, sia sul piano delle più recenti ricerche e scoperte scientifiche, sia sul piano culturale: nessuno crede più alla favola che il disagio mentale sia causato da una società ostile e oppressiva. Sono maturi i tempi per adeguare la legge 180 alla nuova realtà scientifica per poter finalmente offrire ai malati di mente strumenti di cura e di riabilitazione degni di una società illuminata, più equa ed attenta alle esigenze dei suoi cittadini più deboli.

sannaNoemi Sanna

ricercatrice in neuroscienze

Università di Sassari