Milano 2016: una nuova partenza - G. Bracchi

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BUSINESSMilano città produttiva


La globalizzazione dell’economia ha sì aperto nuovi mercati per le nostre imprese, ma anche ha portato a una concorrenza molto più spinta con le aziende di Paesi emergenti con basso costo del lavoro e con minori requisiti e protezioni socio-ambientali. In questo contesto, le nostre aziende leader dei settori forti (dalla moda alla meccanica specializzata alla farmaceutica) hanno potuto espandersi, ma le aziende operanti nei settori maturi a bassa tecnologia o di dimensione insufficiente per affrontare i mercati lontani stanno soffrendo e spesso hanno dovuto abbandonare il campo. Il risultato netto è stata una contrazione del sistema produttivo attorno a Milano, che è necessario fermare ed invertire. 


Ormai da otto anni le vendite ristagnano, e di conseguenza sono scarsi anche gli investimenti. Ormai ci sono due economie: l'economia di chi lavora su estero; e quella di chi lavora sul mercato domestico e soffre. Queste imprese non si trovano in centro a Milano ma sono intorno a Milano, nell'area suburbana. Milano vive se fornisce servizi a queste imprese. 


Quando c'era la crescita economica, le cose funzionavano a volte anche da sole, oggi non c'è più la crescita e diviene indispensabile un'amministrazione pubblica che abbia una regia e una visione di una Milano futura, e che coaguli, coordini ed accompagni interessi ed iniziative. La città ha molti punti di forza e potenzialità da cui ripartire, ma deve svilupparli per rimanere competitiva. Milano non funziona più da sola. L’area di Milano ha ancora un sistema industriale assai diversificato, è una realtà unica in Europa per una città che non sia capitale, ed ha tutte le potenzialità per riaccendere i motori e competere con successo con aree metropolitane del Sud Europa cresciute in questi anni, come Monaco, Vienna o Barcellona. 


Perché ciò si concretizzi, il Comune deve stimolare e mettere in atto azioni per creare condizioni favorevoli affinché le imprese dei settori che hanno potenzialità di sviluppo proseguano con più decisione sulla strada di innovazione ed internazionalizzazione, e le istituzioni e la finanza le accompagnino con azioni coerenti di medio periodo. E la stessa macchina comunale deve essere permeata da un nuova cultura pro-impresa.

 

Milano capitale del Design e della Moda 


Un settore di cui ci occupiamo bene a Milano è, oltre alla moda, il design industriale. Abbiamo delle grandi scuole di design, siamo attrattivi nella formazione dei designer a livello internazionale.


Le imprese lombarde del legno-arredo soffrono per il mercato interno in crisi. Si era cercato varie volte di creare un marchio del design milanese, ma non si è ancora fatto. Anche il design ha bisogno di innovazione tecnologica, non solo di creatività. Il design italiano è noto per essere bello ma anche ben fatto, cioè tecnologicamente innovativo. Londra sta facendo molta azione sul design. Dobbiamo preservare il nostro primato. Serve una regia. Serve fare rete, e serve anche sconfiggere quella cultura vetero-industriale, ancora diffusa in alcune aree politiche, che considera i posti di lavoro di moda e design meno nobili di quelli dell’industria tradizionale. 


Proprio perché è difficile far lavorare insieme dei creativi, per natura individualisti, è fondamentale che il Comune attivi iniziative per fare sistema, per promuovere la nostra immagine nel design e nella moda all'estero, per affermare il “Made-in-Milan”, per avere la capacità di proporci in modo organizzato e coerente. E ciò anche per attrarre da tutto il mondo i creativi della nuova economia della conoscenza.

 

Milano centrale dei servizi e piazza finanziaria 


Milano era tradizionalmente una città industriale e commerciale, ma oggi è diventata soprattutto una città di servizi che si trova al centro di una vasta area produttiva che gravita sulla città anche da altre Provincie e Regioni.


Milano è diventata una centrale di servizi alle imprese, grazie alla presenza di società di ingegneria, servizi finanziari, consulenza direzionale e legale, agenzie di pubblicità e di relazioni esterne, fiera, società editoriali, ecc. Ad esempio, la maggioranza delle società di ingegneria italiane si trova a Milano (aziende come Snamprogetti, Techint, Salini-Impregilo, Maire Tecnimont). 


La finanza, in particolare, riveste un’importanza vitale per il sostegno allo sviluppo, e Milano è la capitale finanziaria d'Italia. Qui ci sono tutti i sevizi finanziari innovativi per le imprese e per i privati, dall’Investment Banking al Wealth Management al Private Equity. Qui ci sono anche le sedi di tutte le grandi banche italiane, da Unicredit a Mediobanca e Intesa Sanpaolo. È una realtà fondamentale sia per l'occupazione diretta che per i servizi alle imprese. A Milano sono collocate le sedi delle società finanziarie che gestiscono i patrimoni o investono nelle imprese (il 60 per cento di tutto il private equity e venture capital italiano, cioè delle società finanziarie che investono nel capitale delle imprese in tutto il Paese, si trova nel centro della città), e anche i servizi legali e di consulenza direzionale specializzati in materia. 

Questo è uno dei tanti settori dove Milano ha un primato ma non ha sufficiente consapevolezza. Londra difende con le unghie il primato finanziario, Milano non fa mai politiche esplicite per questo.


Il Comune deve anche rivendicare con forza la necessità di spostare a Milano una larga parte delle strutture di Banca d’Italia, Consob e Cassa Depositi e Prestiti: e questo non per un malinteso provincialismo, ma perché è indispensabile che chi governa e regola il sistema finanziario ed i mercati stia dove questi hanno il loro centro, in modo che regolatori ed operativi respirino la stessa aria e scambino esperienze ed esigenze, nell’interesse dell’intero Paese.

 

Milano polo del Sud Europa per le nuove multinazionali 


Nel dopoguerra Milano è stata anche la base operativa delle multinazionali per il Sud Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente. Questo ruolo ormai storico, che Milano ha giocato per il Mediterraneo e che ha portato qui molte multinazionali, è cambiato. Diversi dei Paesi verso i quali i manager partivano da Milano sono diventati in prospettiva rilevanti quanto e più dell'Italia stessa in termini di sviluppo futuro. Per esempio la Turchia, dove c'è un tasso di crescita maggiore che qui, o i Paesi del Golfo. Il tasso di crescita è naturalmente un fattore importante per scegliere una base operativa. 


Le multinazionali stesse cambiano. Oggi parliamo di Google o delle multinazionali cinesi, indiane, indonesiane. Gli scenari sono molto cambiati. Milano deve porsi, rispetto a queste aziende, come base per una sede secondaria, per il Sud Europa e il Nord Africa almeno. Nel mondo è in atto un processo di ulteriore accentramento. Le multinazionali vanno in grandi agglomerati urbani, concentrano le sedi distaccate rendendole responsabili di aree più vaste. 


Milano non può competere con le megalopoli del mondo, ma lo deve fare con le altre capitali di macroregioni. Un tempo Milano cresceva e attirava le aziende, da alcuni anni Milano, o meglio l'area intorno a Milano, non cresce più ed è necessaria una nuova politica attrattiva. A livello nazionale e locale non abbiamo fatto una politica di attrattività per le imprese, ma al contrario una politica del respingimento, per vari motivi: su tutti l’assenza nel Comune negli anni recenti di una cultura pro-impresa, e invece l’eccesso di burocrazia, cioè la complicazione e l'inefficienza dell'amministrazione. Bisogna rendere la città più attrattiva per le multinazionali che stanno nascendo in questi anni, in Cina o in altri paesi del Far East. Dobbiamo competere con altre grandi città europee per attirarle. Le multinazionali cercano personale qualificato da assumere per stabilire in una città l'headquarter  periferico, e a Milano questo c’è. Ma non basta. Deve essere un luogo dove i manager vanno volentieri.  Scuole straniere, eventi culturali, una vita serale, un ambiente internazionale, sicurezza: un luogo dove anche chi non è inserito nel sistema delle relazioni locali può fare una vita sociale interessante. Nelle scuole e nelle università, l'insegnamento dovrebbe essere impartito anche in lingua inglese. La nuova multinazionale vuole anche un moderno palazzo di uffici di grande metratura e ben collegato: adesso lo può trovare in città, grazie ai progetti di sviluppo urbano lanciati più di 10 anni fa, ora occorre ripartire con progettualità mirate guardando al futuro. La regia del Comune è essenziale per tutto questo.

 

Milano città universitaria 


Milano è una città universitaria, fra le prime diciotto al mondo. A Milano, infatti, ci sono otto università di cui tre si trovano nella classifica mondiale della ricerca scientifica universitaria: il Politecnico, la Bicocca e la Statale. E poi, nell’area economico-sociale ci sono Bocconi, Cattolica e IULM, e altre due nell’area medica. Eppure manca una chiara finalizzazione, nel senso che non c'è mai stata negli ultimi anni una stabile politica di Milano per darsi un ruolo come città universitaria. 


L'università è importante anche per altri aspetti. In una fase in cui la grande impresa in Italia e anche attorno a Milano si è indebolita, le aziende che possono permettersi di fare ricerca innovativa sono diminuite. L'università fornisce know-how tecnologico alle aziende che hanno una massa critica insufficiente per potersi permettere la ricerca in proprio. Abbiamo oggi aziende di medie dimensioni che fanno «innovazione architetturale», che utilizzano cioè l'innovazione che è stata creata da altri e la incorporano nei loro progetti. Per queste aziende è importante la collaborazione con il sistema della ricerca universitaria. 


Il Comune deve anche rafforzare l’accoglienza ed i servizi per gli studenti ed i ricercatori che vengono a Milano. Il polo della ricerca in corso di progettazione sull’area EXPO deve essere radicalmente riorientato, privilegiando i temi in cui è forte il sistema della ricerca milanese e in cui è importante l’esigenza di innovazione dell’economia milanese (nuovi materiali, robotica, biotecnologie, meditech, fintech, ICT, farmaceutica. ecc. )

 

Milano città laboratorio delle start-up 


L’imprenditorialità giovanile risulta sempre più centrale nelle politiche da attuare per la ripresa economica: non solo può arginare la sempre più preoccupante crescita della disoccupazione nei giovani anche a Milano, ma pure costituisce un veicolo dei processi di innovazione industriale e di crescita della competitività tecnologica del territorio, soprattutto quando riguarda persone in uscita da percorsi universitari qualificati. 


La nostra città, ricca di storia ma anche di stili di vita, di una tradizione artigianale gloriosa, di una cultura della bellezza, di buona qualità del capitale umano, di una creatività ancora presente nel nostro DNA, di importanti realtà finanziarie, può essere ancora capace di rigenerare il nostro domani.


In effetti, cambiamenti radicali, soprattutto nel campo dell’ICT e delle biotecnologie, aree nelle quali Milano possiede centri di livello internazionale, hanno creato opportunità di mercato che possono essere sfruttate molto più efficacemente da nuove imprese, piuttosto che da imprese consolidate. C’è oggi nelle Università milanesi una ripresa di iniziative verso l’imprenditorialità, soprattutto a base tecnologica, sulla scorta di quanto hanno fatto già dal secondo dopoguerra le principali università statunitensi. Ormai la cosiddetta “terza missione” (il trasferimento tecnologico e di conoscenza, insieme alle due classiche ricerca e formazione) è consapevolmente accettata e perseguita nelle università cittadine, dal Politecnico alla Bocconi, che vanno anche messe in rete con l’indirizzo del Comune per creare massa critica e beneficiare di economie di apprendimento. 


Attorno ai centri più attivi è importante mobilitare un ecosistema favorevole all’incontro tra ricercatori, finanza e industria. Il Comune, al fine di consolidare un circolo virtuoso per la creazione di nuove opportunità di impresa, dovrebbe promuovere e supportare gli incubatori e i centri di coworking e fablab che assistono e finanziano i ricercatori e i creativi nelle loro prime fasi di “seed”, ossia nel completamento della fase di ricerca pre-competitiva necessaria per lo sviluppo dell’idea imprenditoriale. In questo modo si può creare una bacino di imprese innovative più ampio su cui, successivamente, gli operatori di venture capital e i business angel, sempre più presenti ed organizzati nella città, potranno investire, stimolandone ancora di più la crescita. Il Comune dovrebbe anche favorire iniziative di microcredito e crowfunding per le start-up. 


Il Comune, così come hanno già fatto città come Londra, Berlino o Stoccolma, dovrebbe dunque esplicitamente assumere la regia di un modello di sviluppo che promuova ed integri nel contesto territoriale milanese la presenza di centri di ricerca, incubatori universitari, spazi di coworking, fablab, business angel e fondi di venture capital, per affermare Milano come la “città italiana delle start-up”. Alcune aree urbane dismesse di proprietà pubblica dovrebbero essere messe a disposizione per creare incubatori specializzati, defiscalizzando tributi comunali ed oneri di urbanizzazione.

 

Superare il deficit di trasporti 


Il sistema dei trasporti è strategico per la competitività e la vivibilità della città. Milano non ha più un aeroporto collegato bene. Un aeroporto con buoni collegamenti internazionali è fondamentale per tutte le aziende dell’area così come per l'headquarter periferico di una multinazionale. C'è Malpensa, ma a Malpensa ci sono pochi voli diretti per le destinazioni estere. I soli voli low-cost non attirano i manager. La mancanza di voli diretti sull'estero a Milano è un problema, un grande limite. Non può competere da questo punto di vista con Amsterdam, Francoforte, Monaco: il Comune deve promuovere l’attrazione di nuovi operatori aerei a Malpensa e Linate. Un altro importante aspetto della mobilità è quello del trasporto suburbano su ferro. Intorno ad altre città europee le reti ferroviarie suburbane funzionano meglio. Per esempio a Monaco. Il Passante Ferroviario a Milano, con le stazioni di porta, ha però aperto nuove possibilità, che il Comune deve spingere a sfruttare meglio. 


E anche il sistema autostradale a Milano è ancora carente, ed è largamente sottodimensionato rispetto a città come Monaco, Francoforte o Madrid: basta guardare una qualsiasi carta stradale per rendersene conto, al di là degli assurdi preconcetti di alcuni. L'accesso è difficoltoso, nelle ore di punta il traffico intorno alla città è quanto mai congestionato. Dobbiamo migliorare l'accesso stradale a Milano.  In particolare, ancora assai critica è la situazione a Nord e a Sud-ovest della città: è necessario proseguire la costruzione della Pedemontana, ed avviare la realizzazione della nuova Tangenziale Ovest Esterna.

 

Milano città vetrina  


Nel mondo globalizzato è necessario semplificare e rendere efficace la comunicazione. Milano, con la regia del Comune, può fare molto di più per accoppiare la propria immagine a degli elementi attrattivi forti, valorizzare quello che sono i suoi punti di forza: moda e design, sistema universitario, la musica con La Scala, oltre che il rilevante patrimonio artistico.


Si possono attrarre milioni di persone dai nuovi Paesi emergenti, che anche a Milano come a Parigi possono trovare shopping, cultura, arte, gastronomia, intrattenimento. Bisogna essere più attrattivi per i giovani ed i creativi dei Paesi emergenti, che adesso vanno a Londra, Parigi, Berlino, Barcellona e Stoccolma, ma possono essere stimolati a sognare Milano.


Occorre mobilitare le risorse della regione metropolitana attorno a una strategia di sviluppo condivisa, lanciando progetti bandiera, che facciano da catalizzatore per promuovere un ambiente stimolante e creativo.


bracchiGiampio Bracchi

presidente emerito Fondazione Politecnico di Milano