I diritti delle vittime - N. Sanna

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bimbapiangeA. DEFINIZIONE  DI VITTIMA 

La definizione di vittima che si privilegia in questa sede è quella che pone l'accento sui traumi e sofferenze, di qualunque natura, intensità e durata, inflitte da agenti esterni, in maniera totalmente illegittima ed ingiusta alle vittime nel loro corpo, nella loro psiche, nella loro dignità e nei loro beni. Queste sofferenze devono essere socialmente riconosciute e tali da giustificare una presa in carico delle vittime che passi attraverso l'indennizzazione e la cura psicologica e sociale delle stesse. Sono inclusi in questa definizione i parenti prossime delle vittime (scomparsa di una persona cara; minori testimoni di violenze familiari) e ha poca importanza che l'autore del reato sia o no identificato, arrestato, perseguitato o dichiarato colpevole.

 

B. EVOLUZIONE STORICA DEL CONCETTO DI VITTIMA 

Il concetto di vittima, o meglio la sua percezione nel corso della storia ha subito continue variazioni non solo nell'opinione comune ma anche tra gli studiosi della materia, ivi compresi giuristi e legislatori. In questa sede ricordiamo quattro modalità di percezione della vittima che, variamente intrecciate tra loro, sono in grado di influire sulle valutazioni psicologiche, psichiatriche, giuridiche, che vengono adottate nei confronti dei protagonisti di reato

 

1. Vittima ignorata

Per molto tempo la vittima è stata ignorata malgrado il suo indiscusso ruolo di comprimario nella dinamica delittuosa. Alla base di questa concezione possono individuarsi almeno due ragioni. La prima risiede in una lettura di tipo positivista, quasi statica, del reato che vede da una parte un criminale che agisce e, dall'altra, una vittima che subisce, inerme,  passiva e totalmente estromessa, non solo dalla responsabilità dell'atto antigiuridico, ma anche dall'iter processuale. La seconda ragione può attribuirsi  ad una sorta di meccanismo psicologico di tipo scissionale, che divide nettamente il buono (la vittima) dal cattivo (l'autore del reato) e che ha permeato di sé anche le ricerche scientifiche e lo stesso concetto giuridico di vittima. Questa concezione consolidatasi nel corso di lunghi secoli di storia, è ancora radicata nella cultura giuridica attuale, seppure in misura più contenuta rispetto al passato.

 

2. Vittima criminalizzata

Il progredire degli studi e l'introduzione di una prospettiva relazionale nella dinamica delittuosa, hanno portato ad una concezione del delitto di tipo più dinamico. Questa rappresentazione vede il criminale e la vittima interagire tra loro nel contesto dell'azione antigiuridica e divenire, seppur con responsabilità differenti, entrambi motori della dinamica delittuosa. Una ricca letteratura si è sviluppata intorno a questo concetto di responsabilità della vittima fino a configurare vere e proprie fattispecie giuridiche come per esempio: la responsabilità materiale (la vittima che fa precipitare una azione delittuosa) o la responsabilità funzionale (la vittima che non adotta, pur potendo, misure di difesa). L’esasperazione di questa concezione ha dato luogo, certamente al di la delle intenzioni degli studiosi della materia, ad una forma di criminalizzazione della vittima che ha permeato una certa cultura criminologica del recente passato. Si tratta di un concezione ad altissima suggestionabilità che permane, sia pur attenuata, sotto forma di  una attribuzione di corresponsabilità della vittima nella dinamica dell'evento delittuoso.

 

3. Vittima tutelata

Questa concezione si basa sul fatto che nel contesto del reato la vittima rappresenta il soggetto debole e quindi da tutelare. La vittima non è solo debole perché meno dotata di difese dal punto di vista fisico, intellettivo e sociale, ma anche perché soccombente di fronte all'ingiuria che le procura inevitabilmente danni sul piano personale (fisici, psichici) sul piano sociale (famiglia, lavoro) sul piano finanziario. In ragione di questa concezione sono sorti, dietro la spinta di movimenti associativi spontanei, centri di accoglienza rivolti alle vittime di alcuni reati (maltrattamenti in famiglia, abusi sui minori, violenze carnali), alle vittime della criminalità organizzata e di certe catastrofi. Dal canto loro l'ONU, il Consiglio d'Europa, l'UE ed altri organismi internazionali, facendo propria questa concezione della vittima, hanno stilato risoluzioni e raccomandazioni rivolte agli Stati membri affinché ciascuno, nella propria legislazione, adotti provvedimenti di autentica tutela nei confronti delle vittime.

 

4. Vittima valorizzata

Secondo questa concezione la vittima, al fine di modulare meglio le sue esigenze di tutela, deve poter partecipare, in modo attivo, ai vari gradi del processo penale con la possibilità di influire sulle misure di giustizia inflitte all'aggressore, di intervenire nella richiesta di riparazione del danno subito, di essere protagonista nella ricomposizione extraprocessuale dei conflitti inerenti al reato. La dimensione retributiva: attenta alla applicazione della pena, lascia il posto ad una visione della giustizia di tipo restaurativo: più orientata verso la riparazione del danno ed il ripristino di una buona qualità di vita. In accordo con questa moderna concezione cominciano a farsi strada modelli di intervento non più solo basati sulla fattispecie criminale, ma anche sulla ricomposizione extraprocessuale tra criminale e vittima. (raccomandazione del Consiglio d'Europa, 1999) .

 

C. TIPOLOGIA DELLE VITTIME           

Tra le varie tipologie di vittima possiamo considerare le seguenti che permettono una più chiara precisazione dell'intervento terapeutico.

 

1. Minori vittime di abuso.

L'abuso sui minori è classicamente rappresentato da 4 tipologie cliniche: trascuratezza (35% dei casi); maltrattamento fisico (30% dei casi); maltrattamento psicologico (25% dei casi); abuso sessuale (10% dei casi). Molto alto il numero oscuro. Secondo una recente inchiesta negli USA l'abuso sui minori si sarebbe moltiplicato per 10 nel corso degli ultimi dieci anni. Le conseguenze risiedono in turbe psicoaffettive che possono giungere ai massimi livelli di gravità (psicosi; suicidio); e da lesioni fisiche fino alla morte, che rappresenta la 4° causa di morte al di sotto dei 5 anni. Quando la violenza si verifica in famiglia è possibile la vittimizzazione dei fratelli.

 

2. Vittime d'incesto.

L'incesto è una relazione carnale tra consanguinei e non ha una configurazione penale sua propria, ma è perseguito solo in presenza di pubblico scandalo. Si viene a creare la situazione paradossale di una vittima di azioni ingiuriose che non vengono riconosciute come reato con la conseguente vittimizzazione secondaria. I casi più frequenti e significativi dal punto di vista delle conseguenze psicopatologiche sono rappresentati dall'incesto tra un maschio adulto (padre, nonno, zio) ed il minore consanguineo. Più raro l'incesto madre-figlio. La relazione incestuosa, quasi mai imposta con violenza, è più spesso il risultato di un assoggettamento psicologico della vittima messo in atto insidiosamente dall'adulto incestuoso. Ricordiamo che non raramente l'incesto esprime una patologia della intera famiglia (famiglia incestuosa). Le conseguenze psicopatologiche sono nella maggior parte di grave entità. Si tratta di disturbi da stress postraumatico; depressioni con frequenti condotte autolesive (abbandoni scolastici, tendenze suicide); disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia); manifestazioni psicotiche; difficoltà relazionali e disturbi comportamentali che possono sfociare in condotte antigiuridiche, prostituzione, tossicomania.

 

3. Vittime di pedofilia.

Malgrado sia assai difficile avere dati precisi in merito, tutti gli autori concordano nel definire il fenomeno di grande intensità ed in continua crescita. E' noto che in paesi sottosviluppati o paesi in stato di guerra, viene reclutato un alto numero di bambini che diventano oggetto di materiale pornografico, talvolta a contenuti di altissima violenza, o di turismo sessuale e prostituzione. Spesso i pedofili sono annoverati tra insegnanti, educatori, medici. Molti pedofili sono violenti e recidivi e pongono seri problemi di prevenzione. L'atto sessuale può essere condotto con violenza, anche se spesso il pedofilo adotta una condotta di seduzione della sua vittima. Le conseguenze psicopatologiche sono di varia entità e sono rappresentate da depressione con condotte autolesive (tendenze suicide, abbandoni scolastici); disturbo da stress postraumatico; disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia); difficoltà relazionali e disturbi comportamentali che possono sfociale in condotte antigiuridiche, prostituzione, tossicomania.

 

4. Vittime di maltrattamento in famiglia

Il maltrattamento in famiglia riguarda le violenze coniugali, il maltrattamento dei conviventi adulti e dei genitori da parte dei figli. Negli USA il 50% delle coppie sarebbero coppie violente ed il 50% delle donne che ricorrono alle prime cure per ferite e lesioni sarebbero state maltrattate in famiglia (21% dei ricoveri). In Canada una indagine ha messo in luce che in circa il 40% dei casi la "escalation" di violenza in famiglia si concludono con la morte di uno dei due protagonisti. Il sesso femminile è normalmente più rappresentato. E' molto importante tenere nella giusta considerazione la possibilità di una vittimologia indiretta (i figli testimoni delle violenze familiari). Le conseguenze sono di ordine fisico, psicologico, sociale ed economico.

La donna maltrattata. Conseguenze psicologiche: perdita della stima di sé; depressione; sindrome da stress postraumatico. Conseguenze sociali: isolamento e stigmatizzazione; mancata credibilità e incomprensione. Conseguenze finanziarie: ricatto finanziario da parte del coniuge; licenziamento e gravi disturbi sul piano lavorativo; perdita legata ad una separazione.

I figli vittime indirette. Conseguenze psicologiche: senso di colpa; somatizzazioni di tipo ansioso o depressivo; insicurezza; dipendenza eccessiva; apprendimento della violenza. Conseguenze sociali: isolamento, stigmatizzazione; assenteismo scolastico e fallimento negli studi.

Gli anziani maltrattati in famiglia. Sono particolarmente vulnerabili e costituiscono facile oggetto di violenza e sadismo. Sono fatti oggetto di abusi fisici (aggressioni fisiche, denutrizione, etc); di abusi psicologici (violenze verbali, umiliazioni, isolamento affettivo, etc); violazione del diritto alla libertà (imposizione di misure sociali, legali, etc).

 

5. Le violenze sugli anziani.

Gli anziani sono frequenti vittime di reato da parte di individui che approfittano dello stato di isolamento in cui vivono, della loro vulnerabilità e, spesso, dello stato di deterioramento fisico ed intellettuale. Gli aggressori non sono sempre delinquenti, non raramente si tratta di vicini di casa, infermieri, commercianti, domestici. Nella maggior parte dei casi si tratta di furti, scippi spesso seguiti da lesioni fisiche anche gravi, circonvenzioni, negligenze attive o passive.

 

6. Adulti vittime di aggressioni sessuali.

Devono considerarsi reato ogni atto di penetrazione sessuale che avvenga attraverso la violenza, la minaccia, l'inganno e comunque contro la volontà della vittima. Si tratta di condotte in continuo aumento. Secondo statistiche USA 1/4 della popolazione femminile adulta che vive in ambiente urbano può diventare in qualunque momento della sua vita oggetto di aggressione sessuale. Nel 40% dei casi sono presenti violenze fisiche più o meno gravi. L'aggressione si svolge in una situazione di stress intensissimo per vittima in ragione del terrore di morte imminente che la paralizza o la mette in uno stato di agitazione psicomotoria incontrollabile. La denuncia è auspicabile avvenga il più possibile nella immediatezza del fatto. La prassi, oramai codificata, prevede tempi e modalità di intervento precisi (l'approccio medio legale, psicologico, psichiatrico, sociale). Le conseguenze psicopatologiche sono rappresentate da depressioni; complicazioni psicotraumatiche specifiche con alterazione del carattere, sentimenti di paure immotivate. Fattori aggravanti sono rappresentati dalle minacce a mezzo di armi, penetrazioni multiple o ad opera di differenti aggressori.

 

7. Vittime di sequestro di persona

Si tratta di situazioni che scatenano uno stato di stress acuto che può durare poche ore o protrarsi per giorni e mesi. Gli ostaggi, immersi in un clima di violenza  e tensione che perdura ore, giorni o mesi, sono messi di fronte ad un sentimento di grande precarietà della propria vita. Vivono, insieme ai sequestratori una situazione estrema rappresentata dalla condivisione di una minaccia esterna. Il danno psichico si instaura immediatamente e si svolge classicamente in quattro fasi. Fase della cattura: spavento e confronto con la propria morte; fase del sequestro: disumanizzazione dell'ostaggio (è solo un mezzo di scambio le cui quotazioni variano con il variare della negoziazione); negazione dei rischi reali; adattamento alla situazione; primi segnali di specifici meccanismi psicologici che possono indurre, in seguito, l'insorgenza di una sindrome di Stoccolma; fase della liberazione; recrudescenza della situazione ansiosa (ostaggi usati come scudo umano); sentimento di colpa (liberazione di un ostaggio isolato); fase delle sequenze: sindrome postraumatica da stress; sindromi depressive gravi; alterazioni relazionali; sindrome di Stoccolma (sentimenti di simpatia nei confronti dei rapitori; sentimenti negativi nei confronti delle autorità e delle forze dell'ordine; sentimenti di simpatia reciproche tra ostaggi e rapitori).

 

8. Vittime di Mobbing.

Si intende con questo termine la messa in atto di comportamenti discriminatori o vessatori protratti nel tempo su luogo di lavoro da parte di altri colleghi o di sovraordinati che si caratterizzano come una vera e propria forma di persecuzione. Si viene a creare uno stato di stress continuo e molto elevato che può diventare una situazione di vittimizzazione psicosociale nella quale il soggetto coinvolto rischia di perdere il lavoro, la salute, la fiducia in sé. Dal punto di vista epidemiologico ricordiamo che le aree occupazionali più rappresentate sono: scuola, università, ospedali, ordini religiosi, in generale i lavori che operano nel pubblico. IL 55% delle vittime è rappresentato da donne. In Europa sono circa 12 milioni le persone vittime di mobbing. in Italia si stima una popolazione intorno al 1 milione e mezzo (5/6%). La malattia da mobbing si manifesta in due classiche fasi: primo periodo (disagio emotivo; preoccupazioni e sentimenti di paura; alterazioni delle relazioni extralavorative); periodo di stato (sindrome da stress postraumatico; attacchi di panico; depressione). Non sono infrequenti le esclusioni, volontarie o coatte, dal mondo del lavoro.

 

9. Vittime di Stalking.

Letteralmente indica l'azione di accerchiamento della preda da parte del predatore. Si tratta in effetti di comportamenti molesti, intrusivi, reiterati, accompagnati non raramente da componenti minacciose, che suscitano grande timore e preoccupazione nella vittima. Le vittime presentano sintomi da stress postraumatico, sintomi da evitamento, etc., che evolvono verso il disturbo postraumatico da stress e sindromi depressive di varia entità. La gravità della sintomatologia psichica è generalmente elevata. Si tratta di una forma di vittimizzazione che interessa dal 8% al 17% delle donne e dal 2% al 8% degli uomini nell'arco della vita. Crea una grave perturbazione delle abitudini di vita della vittima e della sua famiglia con un danno sociale e morale aggiuntivo non indifferente.

 

10. Vittime di violenza scolare e di bullismo.

Si tratta di comportamenti più o meno gravi commessi all'interno di scuole o collegi rappresentate da violenze verbali, violenze fisiche, minacce, nei confronti del personale o dei compagni. Si tratta di tutta una serie di soprusi organizzati da gruppi nei confronti di singoli individui frequentemente indifesi. E' un fenomeno spesso sottovalutato non solo dagli organi della giustizia esterna, ma dagli stessi organi disciplinari interni alle scuole. Al contrario sono auspicabili interventi disciplinari, ivi compresi la denuncia all'autorità giudiziaria sopratutto di fronte a comportamenti che rappresentano reati previsti dal codice penale. In questi casi si sono mostrati estremamente efficaci interventi rieducativi che evocano principi di giustizia restaurativa (la mediazione tra le parti nella ricerca di soluzioni soddisfacenti e condivise).

 

11. Vittime di incidenti stradali

Si tratta di un vero e proprio flagello sociale. Rappresenta 1/3 delle morti accidentali (con le conseguenze drammatiche sul piano psicologico che la perdita di persone care porta ai congiunti). Rappresenta uno dei costi sociali più elevati sul piano socio-economico. Rappresentano, inoltre, un problema di psicosociologia collettiva infatti nel 90% dei casi gli incidenti avvengono per fattori umani (affaticamento, uso di alcool, eccessiva velocità). Le sequele di ordine fisico sono rilevanti e spesso caratterizzate da invalidità totali o di grado elevato, specialmente di fronte a sequele neurologiche od ortopediche. Il disturbo postraumatico da stress è la sequela psichiatrica più frequente e colpisce con una elevatissima frequenza i sopra vissuti. Sintomi da stress postraumatico sono pressoché sempre presenti nella immediatezza dell'incidente anche se sottostimati dai medici e totalmente ignorati in certe circostanze risarcitorie.

 

12. Vittime della delinquenza organizzata.

La criminalità organizzata è una associazione criminale che ha per finalità il compimento, con caratteristiche di abitualità e professionalità, di reati. E' strutturata gerarchicamente e vi sono rappresentati gli stessi ruoli di una qualsiasi organizzazione di tipo non criminale: manovalanza, quadri intermedi, fino al capo supremo. La sua azione è pervasiva e copre ogni sorta di attività dai reati alla cosi detta protezione. L'attività illegale che svolge è in parte legata direttamente a moventi lucrativi, in parte si tratta di delitti che servono a conservare il potere dell'organizzazione sia rispetto alle interferenze dell'autorità legale sia rispetto a quelle di altre organizzazioni omologhe. Accumula enormi ricchezze derivanti sia dalle attività illecite che dal reinvestimento su attività legali. Impone, sia ai suoi addetti che alle vittime obbedienza assoluta attraverso l'intimidazione, il terrore, sequestri di persona, omicidi. Sono abituali le collusioni con elementi del potere governativo ed economico con capacità di condizionamento dei media, dell'amministrazione pubblica e di controllo sociale.

Si tratta di un sistema criminale con una grande valenza di pericolosità sociale. La vittimologia concernente questa tipologia di reato è molto complessa. Esiste, innanzitutto una vittimizzazione diffusa legata alla azione pervasiva della associazione che finisce per sovrapporsi allo Stato che viene surrogato anche in merito al controllo sociale del territorio e alla creazione di posti di lavoro. Sul piano psicologico sono messi in moto meccanismi complessi di adattamento e di identificazione con l'aggressore. Vi è l'imposizione di uno stile di vita univoco con gravi limitazioni nelle scelte esistenziali (giovani che vengono precocemente arruolati nella delinquenza o che subiscono un condizionamento sociale verso la scelta obbligata della delinquenza). Le vittime di estorsioni e di racket manifestano una progressiva sintomatologia depressiva legata alla perdita in danaro ed alla sensazione di sfruttamento e di impotenza. Le vittime della criminalità organizzata possono anche percepirsi vittime della giustizia che può apparire inadeguata sul piano dell'efficacia ed indifferente di fronte alle loro sofferenze.

 

13. Vittime di catastrofi naturali

Le catastrofi naturali (terremoti, inondazioni, valanghe, uragani, epidemie) si manifestano, nella maggior parte dei casi, all'improvviso e con estrema violenza. I danni fisici immediati sono legati al tipo di catastrofe (cadute, poli traumatismi, bruciature, congelamenti, intossicazioni, lesioni da agenti chimici). I danni secondari si manifestano con gravi alterazioni dello stato generale di salute, cachessia, aborti, epidemie. I sopravissuti passano attraverso due tipiche fasi. La fase dell'impatto: la maggior parte manifesta gravi stati di ansia con automatismi nel comportamento; alcuni manifestano una condotta adattativa attraverso due situazioni estreme (saccheggio o soccorso); si creano precocemente leader che tengono gli altri sotto controllo nell'emergenza. Fase della reazione: paura, collera tristezza, disperazione, adesione al leader; organizzazione a adesione intorno ai soccorritori.

Psicopatologia individuale. Sono presenti tutte le manifestazioni (somatiche e psichiche) dell'ansia. Sono presenti molti disturbi dell'umore con stati depressivi,  disforie, agitazione psicomotoria, stati di confusione mentale e  amnesie. Possono manifestarsi reazioni psicotiche acute.

Psicopatologia collettiva. In circa l'80% dei casi è presente un atteggiamento di immobilismo quasi totale. E' frequente un disorientamento grave con negazione del pericolo e rifiuto della evacuazione; si verifica non raramente la così detta processione centrifuga (lunghe file di persone che si allontanano con l'aria allucinata dalla zona colpita senza una meta precisa); non è rara la comparsa di forti rivendicazioni con il rischio di linciaggi.

14. Vittime di catastrofi procurate dall'uomo.

Ricordiamo in particolare le inondazioni e gli incendi; le migrazioni di massa e le grandi concentrazioni umane; danni da agenti chimici; alterazioni dell'ecosistema; le guerre. La guerra, tra le catastrofi procurate dall'uomo, è l'espressione di massima capacità distruttiva. Si caratterizzano per l'impiego di mezzi di distruzione svariati e di grande impatto. Le vittime della guerra sono molteplici: non solo tra i soldati o gli  addetti, ma tra civili (donne, vecchi, bambini, deboli ed indifesi) Le lesioni sono multiple e dipendono dalle aggressioni dirette (ferite d'arma da fuoco, esplosioni con poli traumatismi, ustioni, intossicazioni da agenti chimici) e dalle conseguenze delle pessime condizioni di vita (malattie infettive, denutrizione). Le lesioni fisiche in corso di battaglia sono assai particolari; la "chirurgia militare" è una disciplina che richiede una preparazione tecnica speciale.

Vittime civili. Le conseguenze psicologiche sono drammatiche forme di disturbo postraumatico da stress; sindromi depressive; somatizzazioni e gravi turbe neurovegetative. Possono essere presenti la sindromi del deportato e scompensi psicotici.

Vittime tra i militari e i reduci. Sono tre fasi tipiche: a breve termine: è stato descritto l'onirismo terrificante delle battaglie, un comportamento descritto come una forma di isteria collettiva; a medio termine: stati confusionali e depressivi; a lungo termine: gravi turbe del comportamento con manifestazioni di aggressività eterodiretta, esplosioni d'ira; depressioni con tendenze suicide spiccate; regressioni affettive.

 

15. Vittime di crimini contro l'umanità

I crimini contro l'umanità si caratterizzano per la crudezza e la sistematizzazione dei metodi violenti ed omicidiari impiegati. Le vittime sono rappresentate da grandi masse di persone (interi gruppi o popoli) perseguitate per ragioni apparentemente di tipo ideologico (etniche, religiose, politiche). Si tratta di un argomento di grande attualità: al momento in molti paesi a regime non democratico (in Africa, in America Latina, in Asia, nei Balcani) si assiste a stermini, deportazioni, riduzione in schiavitù, torture, di persone colpevoli solo di non appartenere al gruppo dominante.  Le patologie fisiche e psichiche, immediate o tardive sono sempre gravi ed impegnative.

a. Sindrome del deportato. Esistono sindromi specifiche dei campi di concentramenti con gravi turbe psico-intellettive che interferiscono sulla funzionalità complessa dell'individuo; stati depressivi con turbe del ritmo sonno veglia e incubi; turbe neurovegetative; senescenza precoce con rischio di contrarre malattie infettive e degenerative.

b. Sindrome del sopravissuto. Sono presenti gravi turbe depressive con il corollario sintomatologico specifico. Sono presenti gravi disturbi postraumatici da stress (grave irritabilità, turbe psicosomatiche varie, anedonia).

c. Bambini sopravissuti. Sono colpiti nel corso della loro crescita emotiva e cognitiva per cui presentano gravi deficit a livelli psicocognitivo, relazionale, sul piano dell'identità. Gravi sollecitazioni stressogene dell’asse ipotalamo-ipofisi sono responsabili di turbe nella crescita ormonale e somatica. Presentano anche sindromi depressive e ansiose e sindromi post traumatiche da stress. 

 

D. I DIRITTI PROPRI DELLA VITTIMA 

Le vittime di reato, violate nei loro diritti fondamentali da chi non esita a trasgredire la legge per soddisfare egoisticamente i propri bisogni, restano troppo spesso senza ascolto e sostegno nell'affrontare le difficoltà, sia quelle personali che riguardano la loro vita, sia quelle inerenti all'iter giudiziario con cui sono costrette a confrontarsi. In queste condizioni è assai difficile che siano in grado, da sole, di fare rispettare i propri diritti. I diritti che vengono violati da una  condotta criminale sono molteplici e articolati tra loro. Per semplicità espositiva vengono elencati e raccolti in tre tipologie fondamentali.

 

1. Diritto al riconoscimento. 

L'ingiuria subita proietta la vittima in uno stato d'animo complesso di "diversità"  rispetto al mondo circostante e di "estraneità" rispetto al mondo dei propri valori. Il "riconoscimento" ristabilisce il legame col gruppo umano di riferimento e con la propria identità che l'ingiuria aveva interrotto. Il diritto al riconoscimento implica l'offerta alla vittima di tre opportunità.

1) Il diritto di accesso al diritto.  La vittima deve poter utilizzare,senza alcuna difficoltà, dispositivi sociali che assicurino questo accesso ai diritti  e che le permettano di acquisire, attraverso le opportune informazioni e un adeguato sostegno, la giusta padronanza nel mettere in atto il processo di tutela e autotutela.

2) Il diritto all'accoglienza. L'accoglienza deve poter aver luogo in ogni fase della vicenda che concerne la vittima (dalla denuncia alla decisione finale del giudice). Deve favorire la verbalizzazione dei fatti avvenuti (normalmente descritti con grande pena e difficoltà). Deve poter essere svolta in ambienti idonei e specificamente riservati (in caso di vittime particolari come minori, anziani, persone incapaci, etc), in presenza di personale specializzato.

3) Il diritto all'ascolto. Ogni professionista che viene in contatto con le vittime deve offrire una capacità di ascolto che vada al di là della semplice registrazione dei fatti. Ciò significa fornire alla vittima attenzione, comprensione, empatia e disponibilità di tempo.

 

2. Diritto all'accompagnamento.

Accompagnare significa fare un percorso insieme a qualcuno nella stessa direzione. Occorre porre la vittima al centro dell'interesse e lasciare che sia lei a "condurre il gioco" partendo dal presupposto che solo la vittima e le sue sofferenze possono indicare la direzione verso cui occorre muoversi. Il diritto all'accompagnamento può assumere diverse forme.

a) Diritto alla comprensione. La vittima deve poter essere compresa e creduta. Deve poter essere capita se straniera. Ha diritto alla formazione di un dossier che la concerne che raccolga tutto quanto può essere utile nel rispetto dei suoi interessi, e che contenga non solo l'evocazione dei fatti (affinché la vittima non debba essere costretta a rievocarli ad ogni incontro), ma anche una serie di coordinate relative ai servizi di aiuto, di assistenza, di cura, etc, che facilitino l'accesso al diritto di tutela.

b) Diritto all'informazione. Ogni vicenda che riguardi l'evoluzione processuale deve essere riferita con chiarezza alla vittima (le caratteristiche del contenzioso, le modalità burocratiche che concernono ogni fase, le possibilità di accesso al risarcimento in denaro, le possibilità di accesso ai dispositivi di sostegno terapeutico,.etc). La vittima ha inoltre il diritto di conoscere il contenuto di eventuali consulenze specialistiche o perizie e di conoscere le reali possibilità di successo del procedimento sia sul piano penale, che civile, che amministrativo, che assicurativo.

c) Diritto alla protezione. La vittima deve essere opportunamente tenuta lontana dal suo aggressore. Non raramente quest'ultimo è in libertà e fuori da ogni controllo. Al contrario subordinare la libertà al rispetto di certe condizioni quali la lontananza dalla sua vittima potrebbe costituire una forma di protezione concreta. La protezione deve essere rivolta anche contro il rischio di recidiva (visite regolari al domicilio della vittima da parte del personale di polizia potrebbero rappresentare un deterrente importante).

d) Diritto all'aiuto. Non raramente la vittima, se di ambiente socio economico non privilegiato, ha bisogno di un sostegno materiale e finanziario urgente. Si tratta spesso solo di ripristinare piccole cose della vita quotidiana che danno alla vittima il sentimento di non essere abbandonata dallo stato (riparazione di oggetti rotti, permanenze momentanee in alberghi, affitto di vetture, etc).

e) Diritto ad essere consigliata ed orientata. Le vittime necessitano continuamente di consigli: sulle iniziative più utili da intraprendere, sulla offerta differenziata dei diversi organismi deputati, etc. Necessita, inoltre, di essere opportunamente orientata verso i servizi di assistenza più adeguati al caso ed al momento. Questa strategia di intervento permette di mantenere la vittima all'interno di una rete di aiuti evitando ricerche estenuanti ed inutili da parte della stessa.

f) Diritto alla difesa. Oltre al significato già noto di questa fattispecie, il diritto alla difesa significa diritto ad una difesa di qualità, con buone capacità mediatrici con il giudice, in grado di accelerare i procedimenti sul piano penale, civile e di indennizzazione, etc.

 

3. Diritto alla riparazione.

Riparare significa riconoscere, senza infingimenti, l'ingiustizia subita dalla vittima e porvi rimedio. Significa, in altri termini, il diritto della vittima di vedere ricomposti  tutti  quegli squilibri sopraggiunti nella sua vita in seguito all'ingiuria. Non solo deve essere attuata una indennizzazione materiale, rappresentata precipuamente da una somma in denaro che compensi la perdita economica ed ogni altra perdita materiale, transitoria o permanente, sul piano della funzionalità fisica. Non solo deve essere riparato il danno psichico e sociale che l'ingiuria ha prodotto attraverso l'offerta di servizi di assistenza psicologica e psichiatrica. Sopratutto deve essere riaggiustato lo squilibrio che l'ingiuria ha prodotto restaurando la vita della vittima sui parametri preesistenti il danno subito.

1) Diritto alla riparazione materiale. La riparazione dei danni deve essere integrale, rapida, deve poter avvenire anche di fronte a reati compiuti da ignoti o quando il colpevole sia riconosciuto non responsabile per infermità o età. In questa fase ha

grande rilievo la perizia medico legale  che deve precisare dettagliatamente la relazione causale tra il danno e l'ingiuria subita; descrivere  le conseguenze attuali e prevedibili dello stato fisico e psichico in relazione al danno subito; precisarne l'entità e la conseguente incapacità funzionale al fine di poter definire l'ammontare del risarcimento.

2) Diritto alla cura delle lesioni fisiche. Questo aspetto relativo all'assistenza delle ferite nel fisico (interventi chirurgici, medici, riabilitativi) è sufficientemente sviluppato e consolidato da diversi anni di esperienza nel settore.

3) Diritto alla cura delle lesioni psicologiche. Contrariamente al precedente questo aspetto è assai poco curato. Il traumatismo psicologico, cui una vittima di reato incorre sempre, è stato fino ad oggi poco stimato malgrado sia alla base del sentimento di integrità della persona. La violenza insita nell'atto criminale pone la vittima di fronte ad un inatteso sentimento di morte e molteplici sono i sentimenti che la assalgono nel corso dell'azione criminale (disperazione,paura, rabbia, colpa, vergogna, sconfitta narcisistica,  agitazione, ansia, etc). Se non si interviene precocemente ed opportunamente questa "tempesta di sentimenti" può scompensare l'equilibrio psichico della vittima dando luogo a  sindromi psicotraumatiche gravide di conseguenze.

 4) Diritto alla cura delle lesioni psichiatriche sopraggiunte. L'esperienza clinica e medico legale ha messo in luce, tra le affezioni psicotraumatiche che insorgono a seguito degli scompensi psichici non adeguatamente corretti nelle vittime di reato e che richiedono l'intervento dello psichiatra sono rappresentate prevalentemente da sindromi post traumatiche da stress, sindromi di maladattamento, sindromi depressive con condotte autolesive; scompensi psicotici, disturbi gravi della condotta alimentare (anoressia, bulimia), scompenso di uno stato psichiatrico anteriore, etc. Queste sindromi sconfinano decisamente nella patologia psichiatrica e necessitano di intervento specifico.

 

E. I DIRITTI DELLE VITTIME  NELLE VARIE FASI DEL PROCEDIMENTO GIUDIZIARIO 

La vittima non è solo "vittima" dell'azione criminale nel momento in cui essa si svolge o del danno che da essa deriva, ma diventa anche vittima, sia pur involontariamente, delle carenze del sistema giudiziario, della burocrazia, etc., della inadeguatezza, in altri termini, che il corpus sociale mostra di fronte alla vischiosità delle lunghe fasi della inevitabile procedura giudiziaria che deve seguire ad ogni comportamento criminoso. Accanto alla tutela della vittima per quanto concerne la protezione della salute fisica, psichica e relazionale, occorre mettere in atto una tutela della vittima  in ogni fase del procedimento giudiziario di cui è, suo malgrado, co-protagonista.

 

1. Diritti della vittima al momento della denuncia.

I diritti della vittima, elencati nel capitolo precedente, devono essere rispettati sin dall'inizio del percorso di giustizia che si affronta dopo l'ingiuria. Le denunce devono poter essere fatte in ambienti idonei, ed atti ad offrire un primo sostegno psicologico. Gli agenti che raccolgono la denuncia devono informare la vittima dei loro diritti (costituzione di parte civile; accesso ad indennizzazioni immediate; accesso a cure mediche e psicologiche; accesso a Servizi di aiuto alle vittime; etc). Deve poter essere allontanata dall'ambiente in cui si è svolta l'azione antigiuridica; deve poter fruire di protezione immediata e di interventi psichiatrici precoci, mirati ad impedire l'insorgenza di complicazioni psicotraumatiche o alla riduzione della loro gravità.

 

2. Diritti della vittima nel corso della fase istruttoria.

Nel corso della fase istruttoria la vittima ha il diritto di accedere a tutta la documentazione giudiziaria che le possa sembrare utile. Deve poter partecipare con osservazioni e suggerimenti motivati agli interrogatori. Deve poter precisare i problemi da porre al perito in caso di indagine peritale. Deve essere avvertita di ogni progresso delle indagini, etc. Deve essere tutelata nella sua incolumità personale (autore in libertà, recidive, etc). Deve poter usufruire di adeguate cure del danno materiale e psicotraumatico in corso.

 

3. Diritti della vittima nel corso del processo.

Nel corso del processo devono essere garantiti i diritti di entrambe le parti. Anche la vittima, quindi, deve poter utilizzare strumenti attivi di difesa (confrontarsi ad armi pari con l'interlocutore). deve poter chiedere chiarimenti all'accusato o ai testimoni. Deve poter trovare un soddisfacente risarcimento anche di fronte ad un colpevole non responsabile sul piano penale. Al momento della esecuzione della pena la concessione di alcune attenuanti di riduzione o della liberazione condizionale devono poter essere subordinate all'impegno in termini di indennizzo e di riparazione che assume il reo nei suoi confronti.

 

F. LA LEGISLAZIONE ATTUALE  A LIVELLO INTERNAZIONALE ED EUROPEO 

Le disposizioni giuridiche concernenti i diritti delle vittime non sono raccolti in un vero e proprio "corpus" unitario ma sono enunciate nelle varie branche del Diritto (penale, civile, etc). Per quanto riguarda l'Italia il nostro ordinamento giuridico ha sinora provveduto solo con fondi assistenziali in merito alle vittime di terrorismo e di mafia e con interventi, peraltro saltuari, per quanto concerne fatti estorsivi ed usurari.

Negli ultimi decenni l'ONU, il Consiglio d'Europa e la UE hanno fatto molti passi nella direzione di un inquadramento unitario dei principi di giustizia relativi alle vittime.

 

1. Le norme internazionali

Il Consiglio nazionale dell'ONU ha adottato nel 1988 una risoluzione contenente la "Dichiarazione dei principi fondamentali di giustizia relativi alle vittime della criminalità e alle vittime di abuso di potere" nella quale si afferma per costoro il diritto  di accedere con facilità alla giustizia, il diritto ad essere indennizzati e al risarcimento equi; il diritto all'assistenza (materiale, psicologica e sociale). Viene auspicata da parte dei Governi l'offerta di appropriati servizi di assistenza materiale, medica, psicologica, sociale. Sempre l'ONU riconosce l'esistenza delle vittime di violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti dell'uomo e auspica all'uopo l'istituzione della Corte Penale Internazionale.

 

2. Il Consiglio d'Europa

Il consiglio d'Europa ha incluso nel suo programma di lavoro fin dall'inizio degli anni 70 interventi a favore delle vittime. Ricordiamo in particolare le "raccomandazioni" adottate dal Comitato dei Ministri in merito alla violenza in ambito familiare del 1985; in merito alla posizione della vittima nel quadro del diritto penale e della procedura penale del 1985; in merito alla assistenza alle vittime e alla prevenzione della vittimizzazione del 1987;  in merito alla mediazione in materia penale del 1999. Tutte raccomandazioni rivolte agli stati membri perché vengano recepiti, negli strumenti legislativi di ciascuno stato, i principi normativi che sanciscono i diritti delle vittime. (informazione della vittima in tutti gli stadi del procedimento penale; la tutela delle vittime su piano finanziario; la creazione di centri specializzati nell'assistenza alle vittime; la formazione professionale del personale; l'istituzione di forme extragiudiziarie di mediazione; etc)

 

3. La Commissione Europea

Anche la Commissione Europea ha sottolineato la necessità di aggiornare norme e regolamenti all'interno dell'Unione a beneficio delle vittime. Sottolinea la necessità di fornire assistenza alle vittime attraverso servizi da sottoporre a controlli di qualità; la utilità rappresentata dalla partecipazione delle vittime alle procedure giudiziarie; la necessità di sancire l'esistenza di un vero e proprio statuto giuridico della vittima; etc. Una serie di iniziative della Commissione (a partire dalla fine degli anni '90) si sono concretizzate nell'adozione di una "dichiarazione quadro" del 15.03.2001 relative allo statuto di vittima nel quadro delle procedure penali. In essa si ribadiscono, ancora una volta, i diritti che le vittime possono pretendere; la sistematizzazione dei servizi e degli aiuti forniti; la opportuna preparazione professionale di tutti gli addetti.

 

G. PER UNA POLITICA DI AIUTO ALLE VITTIME 

Il diritto della vittima rappresenta, come si evince dalle pagine precedenti, un problema assai complesso la cui analisi richiede un approccio multidisciplinare e la cui soluzione comporta un impegno congiunto di tutti gli organi sociali interessati. L'aumento della sensibilità sociale e politica e la nascita di movimenti di pensiero e di associazioni di volontariato, in questi ultimi anni,  hanno dato notevole impulso alla ricerca nei vari settori di competenza e favorito concrete iniziative sul piano della operatività  in tema di tutela delle vittime. Tuttavia, anche nei paesi in cui il riconoscimento dei diritti delle vittime è consuetudine consolidata, permangono non poche carenze, particolarmente sul piano organizzativo e di coordinamento, che si traducono in una minore incisività della azione di tutela. L'approccio socio-giudiziario sistemico, certamente più efficace della attuale parcellizzazione, sembra essere lo strumento irrinunciabile attraverso cui operare. Occorre attuare una autentica politica globale di aiuto alle vittime che ne garantisca il riconoscimento dello stato di diritto.

 

1. Riforme legislative

Nessun intervento sulla vittima è possibile se non previsto da una norma. A tal fine occorrono nuove leggi e nuove norme attuative che: a) sanciscano i principi fondamentali di giustizia rispetto alle vittime; b) definiscano il ruolo di protagonista della vittima ricollocandola al centro dell'interesse processuale; c) puntualizzino i diritti delle vittime in ogni fase del procedimento giudiziario; d) individuino la rete di servizi di tutela, sia personale che giuridica; e) introducano nella procedura più nozioni di giustizia restaurativa.

 

2. Servizi di aiuto alle vittime.

I servizi di aiuto alle vittime sono indispensabili per la messa in atto degli interventi concreti sulle vittime.

a. Organo ministeriale di aiuto alle vittime. Deve sorvegliare, migliorare e sostenere il rispetto dei diritti delle vittime; deve vegliare sulla qualità degli interventi; deve potersi aggiornare sullo stato di attuazione delle leggi di tutela. A livello territoriale coordina l'attività delle autorità locali e delle associazioni di aiuto, presenzia nei commissariati, ospedali, tribunali, etc.

b. Servizi di aiuto alle vittime. Devono avere funzione di ascolto, accoglienza, sostegno, informazione. Devono accompagnare la vittima dal momento della denuncia  al momento della risoluzione completa del contenzioso. Devono poter offrire servizi professionali sul piano giuridico, medico e sociale. Un loro rappresentate deve essere presente nei commissariati, nei tribunali negli ospedali.

c. Associazioni di aiuto alle vittime. Devono poter offrire l'aiuto immediato alle vittime, attraverso una serie di interventi disparati: servizio telefonico d'urgenza; collegamento con diversi professionisti in grado di intervenire nel soccorso urgente globale della vittima che riguardano non solo la salute (medici, psichiatri, psicologi, assistenti sociali, etc) ma l'integrità dell'ambiente di vita in caso di effrazioni e furti (vetrai, falegnami, etc.); disponibilità di luoghi di soggiorno provvisori per particolari vittime (donne, anziani, bambini maltrattati, etc); fino alla possibilità di risoluzione di piccoli litigi tra familiari e vicini di casa.

 

3. Messa in atto di una politica pubblica di aiuto alle vittime

Ogni Governo deve poter istituire al suo interno organismi responsabili delle problematiche complesse rappresentare dal diritto delle vittime. Organismi che partecipino alle iniziative legislative e promuovano politiche pubbliche a favore delle vittime; che promuovano la formazione e l'aggiornamento del personale addetto; che siano in grado di intervenire accanto alla protezione civile in situazioni di crisi; che sappiano intraprendere iniziative di educazione pubblica contro i piccoli reati senza grave danno alle persone (vandalismo, etc); etc. E' indispensabile la messa in atto di una politica interministeriale di coordinamento che veda gli interventi del Governo integrati con quelli delle autorità locali (amministrazione pubblica, amministrazione della giustizia) e delle associazioni di volontariato. E' indispensabile la istituzione di un Fondo di risarcimento delle vittime attraverso meccanismi finanziari articolati e differenziati (prelevamento supplementare dai contratti di assicurazioni, dalle contravvenzioni; elargizioni da parte delle Fondazioni, etc, non sono che alcuni esempi).

 

CONCLUSIONI           

La consapevolezza della vulnerabilità e precarietà della natura umana ed il sentimento di essere costantemente esposti ed indifesi di fronte ad un qualsiasi danneggiamento derivante dal mondo esterno, hanno reso cogente la richiesta di una maggiore attenzione da parte del "corpus" sociale nei confronti di chi è vittima. Inoltre appare evidente che l'adozione di una accorta politica di aiuto alle vittime si inscrive nel quadro più generale della politica di sicurezza pubblica e di prevenzione del crimine. Il potere pubblico non può non fare propria questa nuova filosofia di intervento globale. Occorre riconoscere che l'aiuto alle vittime è un fatto che riguarda la società intera la cui gestione deve obbligare lo Stato ad un intervento coordinato delle politiche pubbliche su tutto il suo territorio.

Uno Stato che intervenisse in questa direzione, oltre a lenire il senso di insicurezza diffusa tra i cittadini a fronte di vecchie e nuove sofferenze emergenti nella società, non faticherebbe a vedere riconosciuta la sua più autentica vocazione alla solidarietà.

 

sannaNoemi Sanna

ricercatrice in neuroscienze

Università di Sassari