Sul contrasto di interesse - A. Ferrari Nasi

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deduzionefiscaleQuando un venditore, siano merci o servizi, trova ostacolo nell'evadere il fisco a causa della convenienza a rendere nota la transazione da parte del compratore, si verifica la cosiddetta situazione del contrasto di interesse. Esiste un'ampia casistica, ma comunemente la locuzione fa riferimento alla possibilità per l'acquirente di scaricare, ovvero portare in detrazione fiscale le spese sostenute, debitamente documentate. 

Ad intervalli regolari, anche la classe politica fa proposte in questo senso; timide, invero, non troppo convinte. A sostegno di questo poco ardore, scendono in campo, con subitaneo zelo, i tecnici, spiegando che in economia i miracoli non esistono. Con semplici esempi contabili, giungono ad affermare che, se anche si immaginasse una poco probabile deduzione integrale, l'evasione continuerebbe a proliferare. 100 Euro di spesa darebbero origine a uno sconto fiscale che dipenderebbe dall'aliquota di imposizione; supponendo, per semplicità, un molto elevato 50%, la deduzione di 100 Euro varrebbe 50 Euro di minore imposta. A fronte di tale deduzione bisognerebbe calcolare il 22% di IVA, cioè 22 Euro, ed alla fine il contribuente sosterrebbe una spesa di 100+22-50=72 Euro. Ci sarebbero certo i margini, da parte del venditore, per proporre ancora uno sconto inferiore a questa soglia e l'acquirente avrebbe di nuovo convenienza a transare in nero. Insomma, sembra che il poter scaricare gli scontrini non sia conveniente. Invece, la gente pensa esattamente l'opposto.

scontriniPerché? Perché il numero, letto asetticamente, non spiega nulla ed il contabile, come dice la parola, è solo un tecnico, solo uno che fa i calcoli. L'analista, invece, prima lega i dati a schemi di conoscenza, infine alla logica, al buon senso; solo così, forse, riesce a spiegare i fenomeni. Nel caso in esame, la risposta parrebbe essere che, per quanto se ne possa dire, la grande maggioranza degli italiani conosce e riconosce il proprio dovere civico e sa che una certa somma del proprio guadagno è giusto essere devoluta alla comunità di appartenenza. Ed è giusto il concetto sempre propugnato, soprattutto da sinistra, quello di pagare meno tasse, ma pagarle tutti. Sì, le persone pagherebbero forse qualcosa in più che fare il nero totale, sempre che vogliano e che possano farlo, ma con il sistema del contrasto d'interesse la gente sarebbe innanzitutto sicura che nessuno potrebbe più evadere in toto. Tutti sarebbero costretti a dichiarare e a pagare il dovuto: equità, finalmente. Ecco perché il contrasto di interessi funzionerebbe; bisogna andare al di là del puro dato ragionieristico. 

La vera questione è però della politica e del suo simbiotico apparato pubblico. Passare dal sistema fiscale attuale ad uno radicalmente nuovo e diverso, comporterebbe un'immensa mole di lavoro e di rischio. E' certo meno faticoso e assolutamente più sicuro ottenere gettito in maniera impositiva, prelevando direttamente dalla busta dei salariati, aggiungendo un'accisa ai carburanti, estorcendo ai piccolo-medio autonomi, piuttosto che lavorare per un fine socialmente giusto. E' la sfida che un leader, se vuole diventare grande, dovrà saper affrontare. 


ferrarinasiArnaldo Ferrari Nasi

sociologo e analista politico

professore a contratto di analisi della pubblica opinione

membro della Società Italiana di Scienza Politica