Qualche considerazione a partire dai fatti di Nizza - G. Valditara

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nizzaI fatti di Nizza hanno prodotto in una certa classe dirigente e fra certi "intellettuali" una reazione sorprendente. Si sono sentiti due tipi di affermazioni: si tratta di un fatto compiuto da persona psichicamente disturbata, probabilmente depressa per il divorzio (nel 2012!) dalla moglie. Persino una persona autorevole come il prefetto Morcone è arrivata a banalizzare le stragi che insanguinano l'Europa affermando (almeno così riporta Il Fatto Quotidiano) che si tratterebbe sempre di "cittadini di seconda e terza generazione che perdono la testa nel senso più pieno della parola, di follia omicida che sconta i nostri limiti nella capacità di includere, di creare integrazione". Vi è poi una seconda lettura data per esempio da un noto giornalista, Corrado Formigli: dietro a questi fatti compiuti da squilibrati, ci sarebbe una occulta regia, verosimilmente islamista, che vuole usare il terrore per mandare al potere le destre in Europa e scatenare la contrapposizione fra culture. Se la prima analisi echeggia un poco quella di moda nei paesi socialisti quando si dovevano spiegare fenomeni terroristici o di dissenso politico imbarazzanti per il regime, la seconda richiama per qualche aspetto certe spiegazioni del fenomeno brigatista fatte all'epoca del terrore rosso dalla intellighenzia comunista.

Se la seconda lettura è chiaramente condizionata dal pregiudizio politico, la prima è la più pericolosa perché banalizza l'intera questione del rapporto fra Islam e Occidente, e capovolge i presupposti per la integrazione e per la difesa della nostra civiltà.

Intanto non si comprende perché i "mentalmente disturbati" che risentono della nostra incapacità di integrare siano solo islamici. Fra immigrati dal Burundi o dallo Sri Lanka o dalla Guyana ci saranno pure divorziati, che hanno preso male l'abbandono della moglie, figli di terza generazione che vivono nelle banlieue etc. Perché un haitiano depresso o un mauriziano o un vietnamita separato non prende un camion o un mitra e non ammazza centinaia di persone?  Poi non si considerano le manifestazioni di giubilo e di consenso che questi gesti ottengono all'interno delle comunità. Ha detto bene il vicepresidente degli imam francesi, dimettendosi dalla funzione: mi sono stancato della vostra ipocrisia, nei vostri sermoni evitate di condannare questi fatti (e, aggiungo io, in alcuni casi li esaltate pure). Sono tutti pazzi e divorziati depressi? Non si considera infine la specificità di questa immigrazione: non è composta da persone con una identità debole e una cultura debole alle spalle. Né tanto meno da persone con una cultura simile a quella di accoglienza. Appartengono ad una civiltà che si è sempre sentita fortemente oppositiva rispetto a quella giudaico-cristiana. Il Corano è forse il primo libro antigiudaico della storia. Scriveva  Muhammad Sayyid Tantawi, grande Imam dell’Università Al-Azhar (Il Cairo) e principale autorità dell’Islàm sunnita: "Nel Corano, gli ebrei sono descritti con le loro proprie specifiche caratteristiche degenerate, quali uccidere i profeti di Allah, corrompere le Sue parole inserendole in luoghi sbagliati, consumare frivolmente il benessere degli altri popoli, rifiutare di prendere le distanze dal male che essi compiono e altre oscene caratteristiche originate dalla loro profondamente radicata lascivia…soltanto una minoranza degli ebrei mantiene la parola data… Non tutti gli ebrei sono uguali. Quelli buoni diventano musulmani, i cattivi no". Non va molto meglio per i cristiani, che sono considerati dei peccatori. Non casualmente Al Sisi ha denunciato la necessità di un ripensamento dell'Islam.

Ci si dimentica troppo spesso che i mussulmani hanno dominato per secoli metà Europa e hanno sempre cercato di conquistare l'altra metà. Se guardiamo alla storia senza le solite banalizzazioni, ci rendiamo conto che dovremmo essere semmai noi europei a lamentarci della dominazione islamica e non viceversa. A parte la liberazione di breve durata dei luoghi santi, occupati dagli arabi, che avevano convertito con la violenza le popolazioni cristiane di Libano, Siria, Palestina, l'Occidente ha messo piede per la prima volta in terra mussulmana nel 1830 con la conquista di Algeri. Carlo X si decise all'impresa anche per liberare le coste del Mediterraneo occidentale dalle continue scorrerie della pirateria barbaresca. I mussulmani hanno occupato la Grecia, il simbolo dell'Occidente, per oltre quattro secoli, la Spagna e il Portogallo per 700 anni, i paesi balcanici per oltre 300 anni. 

In realtà l'immigrazione islamica ha alle sue spalle una cultura fortemente identitaria, con una tradizione di egemonia, di colonialismo non inferiori a quella occidentale. Gli immigrati islamici hanno in mente valori e uno stile di vita che hanno riscoperto proprio grazie alla rinascita culturale e alla presa di coscienza della propria identità nel confronto-scontro con i valori europei. È dunque esattamente il contrario di quanto la vulgata afferma: il mondo islamico pacifico, dove il velo e il radicalismo non esistevano, appartiene all'Egitto, o al Libano, della prima metà (e poco più) del Novecento, cioè all'unico periodo di egemonia culturale occidentale. La stessa Turchia laica è una Turchia che l'ateo Ataturk voleva deislamizzare per occidentalizzare. È vero, ci sono regimi illuminati e moderati come quello tunisino, marocchino, giordano, ma non è affatto casuale come proprio da quei paesi venga la gran parte dei combattenti islamici che girano il mondo per affermare il jihad.

Come insegna la storia di Bin Laden, della nascita di Al Qaeda, per finire con i fatti tragici di Dacca sono proprio le élites culturali a prendere in mano lo scontro violento con l'Occidente, miscredente e corrotto. Il grande Satana.

Non è nemmeno casuale che siano sempre più frequenti le testimonianze di immigrati islamici in Europa, integrati e persino cittadini, che pretendono di condizionare i modelli di vita dei paesi europei: dalle ronde islamiche in Germania per garantire il rispetto del "pudore", ai tribunali islamici in Gran Bretagna, alle richiesta di non insegnare la musica nelle scuole fino alla protesta contro la presenza di cani, "animali impuri" per Maometto, nei giardini pubblici.

L'integrazione di successo e duratura ha sempre comportato l'assimilazione dei nuovi venuti rispetto ai valori di base della comunità ospitante. A questo punto quattro fenomeni vengono a complicare le cose e fra l'altro a rendere realmente difficile l'integrazione: la forte natalità degli immigrati islamici; i continui flussi migratori, sempre più intensi; la mancata consapevolezza e l'inesistente orgoglio della nostra identità, della nostra storia, della nostra civiltà, vi è anzi un tarlo che corrode dall'interno il tessuto delle nostre società; l'enorme flusso di denaro che viene erogato alle scuole di formazione del radicalismo islamico da Paesi con cui noi facciamo indifferentemente affari.

Proprio per questo temo il futuro che ci aspetta. Mi preoccupa persin più delle stragi quella che Houellebecq ha reso celebre nel suo romanzo: la sottomissione. Che poi è proprio ciò che vogliono gli islamisti e chi li finanzia.


valditarasmallGiuseppe Valditara

professore ordinario di diritto privato romano

Università degli Studi, Torino

già preside dell’ambito di  giurisprudenza dell’Università Europea di Roma