Nizza, il nemico è fra noi - M. Nese

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stopfuciliLa strage di Nizza insegna un paio di cose molto preoccupanti. Il primo dato che balza evidente è questo: il nemico si trova in mezzo a noi. Il secondo aspetto è che non abbiamo nessuna idea di come affrontarlo. Quando mi sono trovato a lavorare per il Corriere della Sera in Iraq e in Afghanistan, i generali americani mi dicevano sempre che bisogna far tesoro delle lessons learned, delle lezioni apprese. A Nizza abbiamo appreso che le forze dell’ordine, così come lavorano oggi, non servono a niente. Si fanno prendere in giro da un mascalzone che dice di dover consegnare gelati a mezzanotte. Poi tentano di bloccare il camion sparando contro la cabina di guida invece di concentrare il fuoco sulle gomme. Una serie di ingenuità che ne denunciano l’impreparazione tecnica e psicologica. Così come si erano rivelati privi di professionalità i loro colleghi belgi. Bisogna riprogrammare l’addestramento degli agenti, portarli col tempo a un grado di efficienza simile a quello degli israeliani.

Ma non fa acqua da tutte le parti solo la rete protettiva che dovrebbe garantirci sicurezza. E’ l’Europa politica a preoccuparci. Non ha una strategia comune e non sembra consapevole del rischio al quale siamo esposti. La ragione di questo atteggiamento ottuso deriva dal rifiuto di dare un nome preciso al pericolo che incombe, e cioè il radicalismo islamico. La signora Boldrini, mandata in Parlamento da un personaggio come Vendola e sospinta al vertice della Camera dallo scialbo Bersani, la signora Boldrini, dicevo, si duole per la strage di Nizza causata, secondo lei, da un “feroce fanatismo”. Non dice che il fanatismo è di matrice religiosa e precisamente islamico. C’è un blocco mentale che impedisce di prenderne consapevolezza. Il motivo di questa ostinazione è del tutto incomprensibile.

La cultura di sinistra ha sempre privilegiato l’ideologia rispetto alla realtà. Al tempo del Pci, guai a parlar male del comunismo, anche se era ben noto l’inferno in cui viveva la gente laddove il comunismo regnava. Adesso, vietato accusare i musulmani, anche se uccidono, e vietato chiedere un controllo dei flussi migratori. Un paio di mesi fa ero in studio a Sky. Appena mi permisi di dire che c’è un limite all’accoglienza, la conduttrice non mi fece più parlare. L’esempio viene dall’alto: ai commissariati di polizia è stato raccomandato, quando c’è un reato, di non riferire alla stampa se lo ha commesso un immigrato.

Come dicevo all’inizio, il nemico è fra noi. Vivono qui, sul territorio europeo, quelli pronti a compiere stragi e a morire con supremo disprezzo della vita. Lo abbiamo visto in Francia, in Belgio e anche in Inghilterra, da dove sono partiti molti invasati diretti alla corte del Califfo. Vedete, dicono le anime belle favorevoli a un’immigrazione senza limiti, vedete che non c’entrano gli immigrati? Vedete che i terroristi sono nati nei Paesi europei? Giusto. Sono figli di immigrati. Sono giovani sbandati, perdenti, rimasti ai margini della società occidentale, pieni di livore, per giustificare il loro disagio si riempiono la testa di assurde rivendicazioni verso l’Occidente che colonizzò i loro Paesi d’origine.

Allora proviamo a immaginare cosa può succedere se alcuni dei giovani africani che arrivano in Italia sviluppano gli stessi sentimenti di odio. Non è per niente difficile, viste le condizioni in cui molti sono costretti a vivere. Tanti sono sfruttati nella raccolta dei pomodori e nei lavori dei campi, si spaccano la schiena per pochi spiccioli, altri vagano implorando un euro davanti ai supermercati, oppure bivaccano per mesi senza una prospettiva futura. E’ assurdo pensare che qualcuno di loro, in preda alla disperazione, dia ascolto alle sirene del Califfo?

Un paio di anni dopo l’invasione dell’Iraq ebbi l’opportunità di intervistare a Baghdad il barbuto e gigantesco capo religioso sciita Mouqtada al Sadr. “L’Islam - mi disse - conquisterà l’Europa”. E l’Islam, che non ha conosciuto l’Illuminismo e la razionalità della Riforma, è in preda alle pulsioni totalitarie. “La storia - dice Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio - sembra andare verso l’islamizzazione e la diffusione della violenza.

Il primo a capire che per l’Europa si preparava questo triste futuro fu Michel Rocard, primo ministro socialista francese alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso. Rocard, grande personaggio, morto un paio di settimane fa, disse che la Francia non poteva accogliere tutti, perché alla lunga sarebbe scoppiata una guerra tra poveri. Chi oggi dice la stessa cosa riguardo all’Italia è considerato razzista o matto.


neseMarco Nese

giornalista