Il Tribunale Europeo dei Brevetti a Milano: una delle sfide del "post Brexit" - D. Bracchi

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brevettoeuropeoLa brevettazione nell’UE è stata fino ad oggi basata sui sistemi giurisdizionali dei singoli Paesi membri ed offre di fatto le seguenti due possibilità: la registrazione nazionale ed il brevetto europeo “tradizionale”. In quest’ultimo caso, una volta ottenuta la concessione dall’Ufficio Europeo dei Brevetti (“European Patent Office” – EPO) a Monaco di Baviera, è necessario richiedere la convalida in ciascuno degli Stati membri nei quali si desidera ottenere la protezione e, di conseguenza, rispettare le disposizioni nazionali in vigore in ciascuna di queste giurisdizioni; tale sistema, molto complesso, comporta costi elevati e un netto svantaggio competitivo per le imprese europee nella sempre più selettiva arena della competizione globale.

Il cosiddetto “brevetto unitario” europeo è invece il nuovo strumento grazie al quale la tutela accordata a un’invenzione può essere fatta valere in tutta l'UE - senza la necessità di depositare la richiesta in ogni singolo Stato comunitario.

Tra i propositi dichiarati del brevetto unitario vi è di fatto quello di rendere possibile una protezione brevettuale a beneficio in particolare delle piccole medie imprese (PMI); le prime stime indicano infatti un risparmio in termini di oneri complessivi per la brevettazione unitaria assai considerevole (60%-70%), che dovrebbe gradualmente allineare i costi per ottenere un brevetto in Europa a quelli degli Stati Uniti.

Il progetto di brevettazione europea era nato già nel 1973 con la Convenzione sul Brevetto Europeo (“European Patent Convention” – EPC, di Monaco di Baviera), la quale aveva stabilito una procedura unica per il rilascio dei brevetti in Europa, istituendo a tal fine l’EPO.

Il Trattato di Lisbona (in vigore dal 1 dicembre 2009) ha posto una specifica base giuridica per la creazione del brevetto unitario europeo, prevedendo due diverse procedure per l’adozione dei relativi testi normativi: mentre le regole per la concessione del brevetto richiedono la procedura legislativa ordinaria (e quindi un’approvazione dello stesso testo legislativo da parte del Consiglio e del Parlamento UE), quelle sui regimi linguistici devono essere approvate dal Consiglio all’unanimità, previa consultazione del Parlamento UE. Su queste basi, la Commissione (Direzione generale del Mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI) presentò una prima proposta di Regolamento che prevedeva la concessione del brevetto unitario in inglese, francese o tedesco. Tuttavia, la procedura comunitaria fallì a causa delle difficoltà a raggiungere un accordo in Consiglio per l’opposizione di Italia e Spagna, le quali contestarono la scelta di escludere le rispettive lingue da quelle di concessione del brevetto.

Si è quindi deciso di ricorrere al meccanismo della cosiddetta “cooperazione rafforzata” (procedura attuabile se partecipano almeno 9 degli Stati membri dell’UE e che consiste in una più forte cooperazione tra alcuni Stati membri su determinati temi, laddove non sia possibile coinvolgere la totalità degli Stati membri in ragione del fatto che alcuni di questi possono avere reticenze nell’incrementare l’integrazione in alcune aree tematiche). A tale “cooperazione rafforzata” sul brevetto unitario europeo hanno fino ad oggi complessivamente aderito tutti gli Stati membri, (l'Italia il 30 settembre 2015), eccetto la Spagna e la Croazia. Il “pacchetto legislativo” inizialmente proposto nel 2011 ed approvato su tali basi è costituito da un Regolamento sulla cooperazione rafforzata per l'istituzione del brevetto unitario europeo (Regolamento n. 1257/2012 del 17 dicembre 2012) e da un Regolamento sul regime linguistico applicabile (Regolamento n. 1260/2012 del 17 dicembre 2012). Ad essi si aggiunge il Trattato internazionale sull’istituzione del Tribunale unificato dei brevetti (2013/C 175/01 del 19 febbraio 2013).

Circa le tempistiche, il nuovo sistema del brevetto unitario europeo potrà essere utilizzato a partire dalla data di entrata in vigore del Trattato internazionale sull’istituzione del Tribunale unificato dei brevetti (e cioè quando almeno 13 Stati lo abbiano ratificato); si prevede quindi che il sistema complessivo (i.e. brevetto unitario + Tribunale unificato) entri in vigore nel corso del 2017.

Il “brevetto unitario” non si sostituirà alle tipologie di brevetti preesistenti, ma coesisterà con essi; al contrario del ‘tradizionale’ brevetto europeo che produce lo stesso effetto di un brevetto nazionale in ogni Paese nel quale è stata ottenuta la protezione, sarà quindi ora possibile garantire una tutela uniforme negli Stati membri partecipanti. Altri vantaggi includono i già menzionati costi contenuti (derivanti dalla presentazione di un’unica domanda di effetto unitario presso l’EPO dopo la concessione del brevetto) e la diffusione delle informazioni relative ai brevetti in tutte le lingue dell’UE a mezzo di un servizio gratuito ed automatico di traduzione online.

In merito al regime linguistico, è previsto un periodo transitorio di dodici anni durante il quale le richieste di effetto unitario dovranno essere accompagnate da una traduzione in inglese nel caso in cui la lingua del procedimento presso l’EPO sia il francese o il tedesco, oppure in una delle 24 lingue ufficiali dell’UE, se la lingua del procedimento è l’inglese. Al fine di ridurre gli oneri per alcune categorie di richiedenti (e.g. le università e le PMI) è previsto un sistema di rimborso dei costi di traduzione.

Da un punto di vista operativo, il brevetto unitario avrà quindi le seguenti caratteristiche:

-   la domanda di brevetto unitario verrà depositata presso l’EPO;

-   la domanda di brevetto dovrà essere tradotta in una delle lingue ufficiali dell’EPC (inglese, francese o tedesco); sono previsti rimborsi supplementari per i Paesi dove non si parla una delle lingue ufficiali;

-   una volta concesso, il brevetto unitario avrà efficacia nei Paesi aderenti, senza bisogno di procedere alle fasi di convalidazione nei singoli Stati (si tratta quindi di un brevetto unico, gestito in maniera centrale dall’EPO, senza ulteriore coinvolgimento dei vari uffici nazionali);

-   il brevetto unitario potrà essere limitato, trasferito o revocato, oppure estinguersi, unicamente in relazione a tutti gli Stati aderenti;

-   il brevetto unitario potrà essere concesso in licenza con riferimento a tutti gli Stati aderenti, oppure soltanto ad alcuni di essi;

-   è comunque prevista la possibilità di accedere al brevetto unitario sul territorio di uno Stato membro da parte di imprenditori provenienti da Stati non aderenti. 

Per quanto concerne poi il Tribunale unificato dei brevetti, la sua creazione è stata resa necessaria dalle difficoltà causate dalla competenza delle Corti nazionali a decidere della validità e delle violazioni dei brevetti europei, la quale ha dato spesso luogo ad una duplicazione dei procedimenti, a decisioni confliggenti ed al fenomeno del cosiddetto “forum shopping” (i.e. la scelta della Corte ipoteticamente più favorevole all’attore). L’UE ha così scelto di affrontare tali problemi creando una Corte dotata di giurisdizione esclusiva per tutte le controversie relative sia al brevetto europeo ‘tradizionale’ che al nuovo “brevetto unitario”. Essa è costituita – così come inizialmente già deciso in sede di Consiglio Europeo in date 28/29 giugno 2012 e successivamente schematizzato dall’Allegato II del soprammenzionato Trattato internazionale sull’istituzione del Tribunale – da una Corte di prima istanza (“Divisione Centrale”) ubicata a Parigi, e con sezioni specializzate a Londra e Monaco di Baviera [ciascuna con le proprie competenze, a seconda del settore tecnico coinvolto ai sensi della “International Patent Classification” – (IPC) redatta, sulla base dell’Accordo di Strasburgo del 1971, dalla “World Intellectual Property Organization” – (WIPO)], nonché numerosi uffici regionali e locali dislocati nei vari Paesi firmatari, e da una Corte d’Appello a Lussemburgo. Londra avrebbe quindi competenza per i brevetti inclusi nelle Classi C e A della IPC, e cioè in materia di brevetti chimici, inclusa la farmaceutica, metallurgici, nonché nell’ambito delle cosiddette ”human necessities” (le quali includono beni di consumo,agricoltura e vestiario), ed anche in ambito di brevetti tecnologici attinenti Internet o software. Monaco di Baviera giudicherebbe invece i casi di brevetti inclusi nella Classe F della IPC, e cioè settore dell’ingegneria meccanica, illuminazione, riscaldamento, armi, esplosivi, e dovrebbe anche gestire l’amministrazione del Tribunale. Per tutte le altre tipologie di brevetti, e quindi Classi B (tecniche industriali, trasporti), D (tessili, carta), E (costruzioni fisse), G (fisica), H (elettricità), le vertenze verrebbero discusse presso la sede di Parigi, che ospiterà anche il Gabinetto del Presidente della Corte.

La competenza del Tribunale unificato si estenderà a tutti gli aspetti del contenzioso in materia brevettuale, inclusa la tutela d’urgenza e risarcitoria. Le lingue ufficiali per le cause in materia brevettuale dinanzi al Tribunale saranno l’inglese, il francese e il tedesco.

Come anticipato sopra, L’Italia si era inizialmente opposta (con particolare convinzione all’epoca dell’ultimo Governo Berlusconi) alla proposta normativa presentata dalla Commissione UE, ritenendo che l’esclusione dell’italiano dalle lingue utilizzate per la concessione dei brevetti risulti ingiustificata e discriminatoria nei confronti di uno Stato che figura tra i fondatori dell’UE, nonché quarto Stato europeo per numero di brevetti (ora terzo dopo Germania e Francia - a seguito della cosiddetta Brexit).

Tuttavia, il tentativo di trovare un accordo proponendo - come alternativa all’inclusione anche della lingua italiana - soltanto l’inglese come lingua ufficiale del brevetto unitario europeo (posizione sostenuta anche dalla Spagna) incontrò l’opposizione di Germania e Francia; il Governo italiano, insieme a quello spagnolo, si rivolse pertanto alla Corte di Giustizia UE opponendosi, nella sostanza, all’adozione delle tre lingue ufficiali ritenendola discriminatoria. In data 5 maggio 2015 la Corte di Giustizia UE ha però respinto anche l’ultimo ricorso in materia presentato dalla Spagna; ciò in quanto la Corte ha ritenuto che tale trilinguismo sarebbe compatibile con i Trattati Comunitari.

In definitiva, il contesto italiano è rimasto finora complessivamente escluso dalla struttura brevettuale europea; in tale assai negativa situazione per il nostro Paese (considerata l’enorme importanza strategica della brevettazione per l’economia e lo sviluppo di una comunità), la proposta che in questa sede si chiede al Governo italiano di portare avanti con fermezza – a seguito della Brexit – è la seguente:

persa ormai (e non bisognava davvero cedere..) la “battaglia linguistica” per avere il brevetto unitario europeo anche in italiano, oppure almeno soltanto in inglese ma non anche in francese e tedesco, è ora diventato necessario ridiscutere in Europa l’impianto del Tribunale unificato e richiedere espressamente che Milano sostituisca Londra quale sede del Tribunale; ciò non soltanto per il ruolo che deve essere giustamente riconosciuto al nostro Paese, ma anche perché - non volendo qui minimamente mettere in discussione l’imparzialità delle Corti in Europa - è evidente al buon senso che è pur possibile una sorta di “condizionamento ambientale”, a seconda della giurisdizione nella quale è ubicata la sede del Tribunale. In aggiunta, per un’impresa italiana è da tutti i punti di vista (costi inclusi) assai meglio porsi in giudizio a Milano piuttosto che altrove in Europa.

In conclusione, mi preme anche sottolineare che la proposta di cui sopra sarebbe a maggior ragione per così dire “sacrosanta” qualora l’Italia non riuscisse a portare a Milano l’Autorità bancaria europea (European Banking Authority – EBA) e/o l’Agenzia Europea dei farmaci (European Medicines Agency – EMA).


bracchidaniDaniele Bracchi

avvocato in Milano