Sistema fiscale italiano: ecco cosa serve davvero per recuperare la fiducia dei contribuenti - R. Brustia / G. Ferri

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tasse1Non si contano ormai più le tetre rappresentazioni della congiuntura economica negativa che si sta abbattendo sul nostro Paese da molti anni, accompagnate dall’immagine sbiadita di una ripresa percepibile che continua inesorabile ad allontanarsi. In tale contesto si convive con una pressione fiscale insostenibile, che, per quanto odiosa, cade essa stessa vittima dell’altrettanto abnorme livello di evasione fiscale. Fintanto che le due si troveranno a convivere, è pressoché utopistico pensare che la prima possa arretrare.

Essendo questo il quadro, tenacemente impermeabile al susseguirsi delle Legislature ed alle innumerevoli e variamente denominate misure di rilancio economico, occorrerebbe forse fare tutti un passo indietro, studiosi del diritto tributario, promotori a vario titolo di una riforma fiscale ed analisti, e prendere le mosse da alcune poche certezze che rimangono gli unici punti di partenza per pensare ad un rinnovamento effettivo e davvero percepibile ai più. Tra queste certezze, due spiccano su tutte, costituendo i proclami dei sempre più numerosi “cervelli in fuga” e degli “evasori per necessità”: l’elevato livello di tassazione, al punto di essere insostenibile, e la complessità del sistema fiscale italiano.

Costituisce ormai fatto notorio che l’Italia sia prima della classe in Europa per tassazione sul lavoro, oltre che essere ai primi posti per tassazione sulle imprese; altrettanto risaputo è che il sistema fiscale nazionale è estremamente macchinoso, richiedendo, in particolare alle imprese, un numero di adempimenti fiscali e di tempo impiegato per farvi fronte molto superiore alla media dei paesi sviluppati.  Questi difetti del sistema costituiscono costi che si sommano al già enorme carico fiscale, per ridurre poi ulteriormente la competitività delle imprese e la capacità del Paese di attrarre investimenti e, quindi, in una parola, di crescere. Il sistema italiano non è quindi solamente esoso, ma è anche inefficiente, laddove i danni causati dalla pressione fiscale si elevano esponenzialmente se si tiene conto della sua generale complessità. A questo punto, pare totalmente inutile tentare ancora con strade alternative, che finiscono inesorabilmente per non mutare mai il primo fattore - la pressione fiscale -, e per aggravare sempre di più il secondo – la generale complessità del sistema -; è pertanto su questi elementi che, senza scuse, occorre incanalare le energie e agire se si vuole cambiare la situazione.

Quanto al primo tema, questo presenta enormi complessità intrinseche. La domanda sorge infatti spontanea, e il più delle volte retorica: come abbassare la pressione fiscale in presenza di una stupefacente evasione fiscale? Come mantenere immutato il livello di servizi se diminuiscono le entrate a parità di contribuenti che versano le imposte? Senza contare che il perdurare di questo sistema porta con sé anche un considerevole effetto paradossale, che comporterà il progressivo ulteriore allontanamento di un numero sempre maggiore di cittadini, sfiduciati e vessati, dalla contribuzione. Cosa si farà a quel punto, si continueranno ad aumentare le tasse esistenti o se ne inventeranno di nuove? L’unica strada per tentare di far convivere pressione fiscale ed evasione è offrire un effettivo abbattimento delle aliquote fiscali a quei cittadini che si impegnino ad adottare e mantenere una condotta virtuosa. Se non nell’immediato, questa è l’unica soluzione per mantenere inalterate le entrate agendo sull’aumento della base di contribuzione con aliquote maggiormente accessibili.

Vediamo in cosa potrebbe consistere questo virtuosismo che si richiede ai cittadini in cambio di un alleggerimento impositivo. In primo luogo, imprese e professionisti dovrebbero essere disposti a rendere piena disclosure delle loro attività, operazioni e prestazioni di servizi; accettare, in sostanza, di non nascondere nulla al fisco e di operare, rinunciando all’utilizzo del danaro contante, in un regime di piena trasparenza per beneficiare di una riduzione dell’aliquota fiscale che, nelle intenzioni, dovrebbe riuscire ad acquisire più appeal della sottrazione di materia imponibile. Contribuente virtuoso è anche colui il quale abbia subito e superato controlli fiscali da parte dell’Amministrazione finanziaria con esito positivo, il che porterà altri soggetti, sicuri della bontà dei propri documenti e dei comportamenti adottati, a volersi sottoporre ad una verifica volontaria o a rivolgersi in via preventiva all’Amministrazione finanziaria avvalendosi di strumenti non lontani dall’attuale interpello preventivo.

Si tratta di cambiare anche l’organizzazione attuale dell’Amministrazione finanziaria, rendendone le modalità di funzionamento più simili a quelle di altri paesi europei, con maggiore efficienza e capacità anche relazionale, sviluppando strumenti di scambio bilaterale di documentazione contabile e finanziaria, oltre che di trasparenza in relazione alla registrazione delle operazioni. La sfida più determinante e, in un certo senso, di educazione sociale e di intervento culturale del Paese, è proprio quella di portare i cittadini a preferire la strada della contribuzione in quanto più “conveniente” in termini di rapporto finale tra aliquota del prelievo e ritorno in efficienza del sistema nel suo complessoInsomma, si tratta di far crescere quel sentimento che chi si trova fuori dai nostri confini riconosce in Paesi del nord Europa, affiancato, certamente, da una certa risposta sanzionatoria che ha innegabili effetti di deterrenza. 

Ancora, in un’ottica di semplificazione del sistema, si potrebbe valutare l’introduzione di una flat tax per i lavoratori autonomi che optino per la rinuncia alle deduzioni, riducendo così gli adempimenti a carico del professionista e della stessa Amministrazione finanziaria, che sarà di certo avvantaggiata nella propria attività di controllo che risulterà senz’altro più celere e agevole. Quest’ultima proposta, in particolare, va nella direzione della strada che si è detto essere obbligata, al pari di quella della riduzione delle aliquote fiscali, verso la necessaria semplificazione ed alleggerimento del complesso sistema fiscale, che oltre a comportare intuibili vantaggi in termini di riduzione degli adempimenti e delle ore spese dal contribuente per venirne a capo, porta con sé impliciti benefici in termini di rapporto tra fisco e Contribuente.

Infatti, frammentare il prelievo fiscale in una moltitudine di imposte e tasse più o meno nascoste, non può che far crescere in capo al Contribuente quel sentimento di soggezione al potere dello Stato che pare volerlo trarre in inganno; al contrario la maggiore chiarezza e semplicità del sistema non può che avere effetti di “avvicinamento” del cittadino e di ritrovato rispetto per il lavoro delle agenzie fiscali. Il senso di quanto precede è una presa d’atto del fatto che, forse, ci si è fin troppo accaniti alla ricerca dei più vari escamotage agevolativi e di misure variamente premianti per i Contribuenti, che nella maggior parte dei casi non vengono mai percepiti come tali, senza rendersi conto che questi ultimi rinuncerebbero a qualche voce di spesa deducibile o a qualche agevolazione e/o detrazione sui costi più vari in cambio della reale diminuzione della misura del prelievo fiscale e della semplificazione del sistema impositivo.

Alcuna rivoluzione fiscale - nel caso Italia è lecito ed auspicabile parlare di rivoluzione - è possibile senza passare per l’abbattimento del prelievo. Senza contare che ciò porterebbe con sé un effetto impagabile per il Paese, vale a dire quello di far riacquisire quel tanto di fiducia e di credibilità al sistema fiscale italiano, il cui indice di popolarità tocca livelli minimi.

L’utilizzo dell’attributo “impagabile” in relazione all’effetto che una politica di reale abbattimento della pressione fiscale e di generale semplificazione del sistema porterebbe con sé è voluto e legato al fatto che tali scelte contribuirebbero alla creazione di quella educazione culturale che in altri Paesi è ben radicata e che, purtroppo, nel nostro pare non aver mai attecchito. Non si nega che tale educazione civica viva e prolifichi in sistemi di efficienza e di effettività dei servizi, ma la stessa costituisce il terreno su cui i cambiamenti possono divenire possibili.

In effetti, lo stesso abbattimento delle imposte a favore dei Contribuenti virtuosi di cui si è sopra accennato, se può contare sulla forza attrattiva del risparmio fiscale, certamente darebbe luogo a risultati migliori in presenza di una volontaria e completa trasparenza da parte dei cittadini. E’ quindi anche questione di atteggiamento culturale, che politiche di abbattimento fiscale e di semplificazioni senz’altro possono contribuire a delineare.           

brustiaRoberto Brustia

dottore commercialista in Milano

esperto fiscalista



 

ferriGianluca Ferri

avvocato in Milano