Realismo e utilitarismo, i pilastri di una nuova politica internazionale – G. Valditara

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imperoromanoIn un momento storico in cui la civiltà occidentale appare sempre più sotto attacco, sorge spontaneo chiedersi se l'Occidente voglia avere ancora un futuro. Se vuole averlo deve cambiare rotta, riscoprire le sue radici culturali e in particolare alcuni principi essenziali della res publica romana. Realismo, utilitarismo, equilibrio e fides sono alcuni pilastri da cui si è sviluppato il successo della Roma antica.

La potenza americana è stata costruita sul modello della res publica romana: il Campidoglio, il Senato, George Washington definito pater patriae. Cicerone, Sallustio, Tito Livio sono a fondamento della ideologia americana. La forza dell'impero britannico fu innanzitutto nella sua classe dirigente e nei suoi funzionari che venivano formati sullo studio della storia romana e del diritto romano. Pochi libri nella Gran Bretagna di fine '700 e dell'800 ebbero il successo di "The History of the Decline and Fall of the Roman Empire" di Edward Gibbon. Oggi proprio la Cina, che aspira a sostituire gli Usa nello scenario mondiale, ha adottato il diritto romano a fondamento del proprio sistema codicistico.

D'altra parte il periodo più buio della storia europea recente è stato quando nel cuore dell'Europa si è rinnegata una civiltà millenaria ed è prevalso il mito della foresta, quando si è esaltata la barbarie come nuovo modello di civiltà. Alla fides romana si è sostituito l'inganno "sassone" che suggestionò l'inizio stesso del Führertum hitleriano nella notte dei "Lunghi coltelli". Come reazione contro la barbarie nazista il dopoguerra ha portato ad una iperfetazione della teorica dei diritti umani, alla affermazione di una nuova religione dei diritti civili senza una divinità che la legittimasse. La sacrosanta difesa delle libertà individuali, si è trasformata in irrealistica e ideologica mistica dei diritti.

Un impasto mal ruminato di socialismo, cattolicesimo sociale e malinteso illuminismo ha portato a indebolire paradossalmente proprio i diritti primari dell'uomo: vita, libertà, proprietà. Ha indebolito la democrazia attentando in vario modo alla sovranità popolare. Ha affermato un internazionalismo ideologico, tendenzialmente senza confini, abbozzando un'idea di cittadinanza universale senza una res publica che la fondasse.

Lo stigma e il controllo sociale, che a Roma erano talmente forti da non rendere necessaria la pena di morte (tranne, pragmaticamente, in situazioni eccezionali) e persino il carcere (se non come carcerazione in attesa di giudizio), oggi vengono impediti da un preconcetto giustificazionismo senza limiti. Si arriva al punto di vedere nel terrorista islamico una vittima della società occidentale, quando non un depresso per motivi famigliari.

In questo contesto si inserisce pure una rinnovata interpretazione del messaggio cristiano. Nasce come straordinario messaggio di amore lanciato all'uomo (e non allo Stato) nella rigorosa separazione fra Cesare e Dio. "Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite", scrive san Paolo. Oggi una certa sua lettura sembra rivolgersi innanzitutto ai governi e alla vita degli Stati piuttosto che alle coscienze degli individui. Se dunque il cristianesimo originario ha svolto una funzione decisiva nella evoluzione della civiltà occidentale, gettando le basi per la laicità dello Stato moderno, una visione cristiana che rinneghi Matteo 22.21 rischia di proporre modelli irrealistici entrando nell'agone della politica, ponendo al centro la vita terrena e i suoi problemi. Emblematico è un Papa che porta in Europa dodici "migranti" islamici.

La crisi dell'Occidente e dell'Europa sta innanzitutto in questo: di fronte a popoli e culture sempre più convinte dei propri modelli e delle proprie idee, l'Occidente sta perdendo non solo le ragioni della propria storia e della propria identità, ma soprattutto gli strumenti per difendersi e quindi per affermarsi. Non è un caso se i sostenitori di quell'impasto mal ruminato abbiano fatto della ideologica equivalenza delle civiltà, e della svalutazione della nostra storia e della nostra cultura classica, il must dei loro modelli scolastici e formativi. Dobbiamo ripartire da realismo e utilitarismo e dalla mentalità della antica res publica se vogliamo un futuro per la nostra repubblica.


valditarasmallGiuseppe Valditara

professore ordinario di diritto privato romano

Università degli Studi, Torino

già preside dell’ambito di giurisprudenza dell’Università Europea di Roma