Una riforma illegittima che toglie libertà ai cittadini – M. Ghezzi

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vivalacostituzioneRisulta difficile comprendere la presente riforma della Carta costituzionale italiana, prossimamente sottoposta a referendum, senza prima avere ben chiara la situazione giuridica del nostro Stato. L’Italia attualmente si trova in uno status di vasta illegittimità costituzionale e di ridotta democrazia: in altre parole è avvenuto un silente colpo di Stato, del quale la popolazione ne ha scarsa consapevolezza a causa dell’assenza di violenza palese, quale la presenza di carri armati nelle strade, ma di profonda pervasività giuridica istituzionale. La sovranità non appartiene più al popolo che è impedito ad esercitarla attraverso la legge. Infatti, la dichiarazione di incostituzionalità della legge elettorale avrebbe dovuto obbligare il potere legislativo entro l’ordinaria amministrazione ed, invece, si è dovuto assistere impotenti alla nomina di un nuovo Presidente della Repubblica e di vari Governi, sino all’insulto finale di una riforma costituzionale interamente elaborata dal potere esecutivo.

L’illegittimità giuridica del nostro Stato ha, in sintesi, prodotto l’eliminazione del potere legislativo, ossia della rappresentanza del popolo, ed ha sancito il dominio del potere esecutivo, ossia dei gruppi di potere burocratici, politici ed economici organizzati. Ciò spiega sia i Governi tecnici con i loro imperdonabili errori, imperdonabili proprio in quanto tecnici (si pensi al caso degli esodati della riforma Fornero), nonché all’ossequio a direttive europee favorevoli al sistema economico tedesco, ma non certo a quello italiano, che ha caratteristiche ben diverse (imprese piccole e scarsamente capitalizzate). Tale ossequio rivela una acquiescenza nei confronti di interessi stranieri e capitalistico-multinazionali da poter configurare anche l’ipotesi di "reato" di fellonia da parte dei nostri ultimi Governi.

Poco vale  contro questa palese illegittimità quanto afferma Umberto Eco (Pape Satàn Aleppe, p. 411): “La prima affermazione è che questo parlamento è delegittimato perché è stato eletto con il Porcellum, legge dichiarata incostituzionale. Ma nel momento in cui questo parlamento è stato eletto il Porcellum era legge dello Stato, non si sarebbe potuto votare secondo altra legge, e quindi il parlamento è stato eletto secondo la legge allora vigente”. Non so se per ignoranza od ipocrisia faziosa, Eco dimentica che le dichiarazioni di incostituzionalità operano ex tunc, ossia pongono nel nulla la legge censurata sin dal suo primo nascere, pertanto il Porcellum nella sua parte incostituzionale non è mai esistito nel nostro ordinamento giuridico. Ma anche questi svarioni giuridici, che mettono in dubbio lo Stato di diritto, fanno parte di un politicamente corretto, tipico della nostra classe politica, la quale ha ben poco di corretto e molto di scorretto.

Oltre che della situazione di illegittimità dello Stato italiano questa riforma costituzionale soffre anche della pochezza politica e culturale dei suoi estensori, tra i quali spiccano come protagonisti più i burocrati scrivani degli uffici legislativi,  che non gli stessi membri del Governo. Questo è proprio il caso che ci riporta alla mente le parole scritte nel Gattopardo da Tomasi di Lampedusa: “Noi fummo i Gattopardi ed i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti e le iene”. Non si può, infatti, dimenticare l’abissale baratro che separa i costituenti della Carta del 1946 dagli attuali estensori: ai Calamandrei, ai Ruini, ai Mortati, etc. sono subentrati…difficile ricordare anche solo il loro nome.

Tuttavia l’oltraggio più grande al diritto ed alla democrazia consiste proprio nell’aver voluto fare scaturire una riforma costituzionale da un potere esecutivo di parte e non da una assemblea Costituente rappresentativa di tutto il popolo. Se la Carta Costituzionale è il contratto, l’accordo politico e sociale che costituisce il legame di solidarietà tra cittadini e tra Stato e cittadini esso non può che essere espressione di un consenso espressamente diffuso non certo presupposto e sottinteso, come avviene senza una Assemblea Costituente rappresentativa. Questa riforma, dunque, non solo non può essere considerata di livello costituzionale, dal momento che il parlamento avrebbe dovuto svolgere al più solo compiti di ordinaria amministrazione, non certo la modifica della costituzione, ma non può neppure avere dignità di legge ordinaria in quanto generata da un organo istituzionale affetto da illegittimità. Pertanto che vinca il sì oppure il no al referendum, i cittadini sono legittimati a non ottemperare ad una normativa illegittima.

Entrando ora brevemente nel merito della riforma si deve sottolineare che il suo significato di risparmio economico è praticamente irrilevante, poiché non elimina neppure parzialmente l’apparato burocratico che ha sino ad ora sostenuto il Senato. Inoltre non semplifica neppure le procedure né tantomeno abbrevia i tempi legislativi, giacché il Senato apparentemente perde competenze, ma resta pur sempre l’interlocutore territoriale del Governo centrale e come tale è soggetto primario di varie fonti di finanziamento, non ultime quelle provenienti dall’Unione Europea. Ciò produrrà inevitabilmente un contenzioso permanente sulle competenze tra Stato e Regioni, contenzioso che secondo la più consolidata tradizione giolittiana produrrà quello che all’epoca venne definito da Colajanni un Governo della malavita: finanziamenti locali a pioggia in cambio di consensi elettorali, ingigantimento burocratico centralizzato e sicura prevalenza del centralismo con la clausola risolutiva dell’interesse nazionale. In sintesi un vero e proprio mercato delle vacche accompagnato da un dominante centralismo democratico di triste memoria. La fine sicuramente di ogni speranza federalista, un ulteriore aggravio di costi incontrollati e di prelievi fiscali ad opera di un potere centralizzato senza limiti, ma anche e soprattutto un netto ridimensionamento delle libertà democratiche.

Il NO, dunque, prima ancora che essere motivato da una valutazione su una riforma qualitativamente pessima dovrebbe essere sostenuto dalla dignità che ogni cittadino dovrebbe avere, pretendendo di non essere preso in giro, beffato, imbrogliato con menzogne dai propri governanti e dalla dignità che all’Essere Umano conferisce solo la libertà. Questa riforma pone le basi per costruire uno Stato totalitario di potenziali schiavi, servi e sudditi, non certo di liberi cittadini.   

 

ghezziMorris Ghezzi

professore ordinario di filosofia e sociologia del diritto

Università Statale di Milano