La comunicazione vincente di Trump - A. Ferrari Nasi

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trumpmagaGli elementi fondamentali della comunicazione sono sei: l'emittente, ovvero chi emette il messaggio; il ricevente, colui che riceve il messaggio emanato dall’emittente; il messaggio, il corpo della comunicazione; il referente, cioè lo scopo e l'argomento della comunicazione; il codice, ovvero l'insieme delle regole utilizzate per comunicare; il canale, lo strumento, il mezzo attraverso cui avviene la comunicazione. La comunicazione politica è una sottofunzione della comunicazione ed indica specificatamente quella pratica che pone in relazione il sistema politico, i mass media ed i cittadini-elettori. Le regole generali della comunicazione, sono quindi valide anche per la comunicazione politica. Concentriamoci su uno dei sei elementi fondamentali: il codice. Per far sì che il processo di comunicazione sia corretto, oltre che passare attraverso il canale idoneo, il messaggio deve essere comprensibile al destinatario; ovvero l’emittente e il ricevente devono conoscere il medesimo codice, l’insieme delle regole che permettono di dare un significato e un valore ai segni e ai simboli utilizzati all’interno del messaggio stesso. Se vogliamo evitare discrasie nel processo, il codice deve essere scelto prima dell’inizio della stessa e deve essere noto sia all’emittente e che al ricevente. Nel caso della comunicazione di massa, cui la comunicazione politica afferisce, si identificano i rischi basati sulle problematiche relative al codice, con il concetto di “decodifica aberrante”.

Vi può essere incomprensione, rifiuto del messaggio per assenza o anche solo disparità di codice. Ancora peggio è il rifiuto per delegittimazione dell’emittente, dovuta all'utilizzo di un codice non consono alle aspettative del destinatario, che avviene volontariamente e spesso su motivi ideologici.

Questa premessa perché il tema della comunicazione politica è tornato alla ribalta sui media italiani dopo la vittoria alle Presidenziali americane di Donald Trump. Occorre, in questo contesto, tralasciare la questione delle previsioni sbagliate, delle cattive analisi, della superficialità con cui i media americani non hanno approfondito i fatti. Si rifletta ora su quanto la grande maggioranza degli osservatori abbia notato, rimanendo anche perplessa, e disquisisca sull'efficacia del modus comunicandi di Trump. Eppure non c'è ragione, per tutto questo, non c'è nulla di cui stupirsi. Trump, semplicemente, ha utilizzato il codice corretto per parlare al suo target elettorale: i messaggi sono passati in maniera efficiente ed i concetti sono stati compresi ed accettati; eventualmente, bisognerebbe capire se, in questi termini, la Clinton abbia sbagliato qualcosa. Resta comunque chiaro vedere come ella abbia perso l'iniziativa, nel campo della comunicazione: mentre Trump focalizzava, con i suoi propri modi, le sue proprie tematiche, lei si è deconcentrata, mettendo al centro del suo messaggio l'andare contro l'antagonista, rendendo inefficace la comunicazione verso il proprio elettorato potenziale.

In Italia non dobbiamo stupirci, perché in Italia abbiamo già visto tutto ciò e lo stiamo vedendo anche in questi giorni. Renzi che insegue Salvini togliendo le bandiere europee dai suoi pulpiti istituzionali? Non è l'elettorato di Renzi a favore di una sempre maggiore integrazione europea? Non si verificherebbe in questo caso il rifiuto del messaggio per delegittimazione dell'emittente, come spiegato pocanzi? Per penetrare l'elettorato potenziale non bisogna cambiare il proprio modo di comunicare, e ancor meno quello di essere: occorre mantenere i propri canoni e, in coerenza con la propria storia, trovare argomenti convincenti anche per quella parte di elettori non convinta. In alternativa, l'esperienza indica come si perda dall'una e dall'altra parte. Si pensi a Fini e alla sua mesta parabola, dovuta ad un totale errore di comunicazione del posizionamento politico. Per concludere, un esempio storico di ottima comunicazione politica, quello di Berlusconi, quando, nella primavera del 2008 ribadì che i magistrati, in virtù della loro delicata funzione, dovessero essere periodicamente controllati anche a livello psicologico. Un'affermazione fortissima, deflagrante, per i media. Quasi tutti lo crocefissero, anche lo irrisero, ma il messaggio passò, non solo al 58% nel centrodestra, ma anche al 44% nel centrosinistra. Una successful story.

 

ferrarinasiArnaldo Ferrari Nasi

sociologo e analista politico

professore a contratto di analisi della pubblica opinione

membro della Società Italiana di Scienza Politica