La lezione americana - G. Marciante

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trumpLa lezione data dagli Americani merita molta attenzione, a mio modesto avviso. Non è tanto la lezione di Trump (o le catastrofiche sparate della Clinton ..e soci(ali) che dovrebbero farci riflettere. Certo, Donald Trump ha saputo cogliere perfettamente (magari “utilmente”) il pensiero-disagio della maggior parte degli Americani. Infatti, ha vinto. La “lezione” sonora dovrebbero impararla, viceversa, i “maestri” e noi stessi obbligati “scolari”: poiché ci facciamo impartire lezioni da chi non dovrebbe e non deve. E finalmente comincia a pagare per questo.

Siamo un Popolo avanzato, molto più di quanto noi stessi riteniamo e specialmente di quanto veniamo accreditati da soggetti sovente “modesti” certamente “interessati”. Ma è colpa nostra, soprattutto. E non è certo Renzi, rispondendo sgarbatamente, presuntuosamente, erroneamente soprattutto, all’Europa (che ha certamente le sue colpe) che potrà cambiare la situazione; in meglio, s’intende. Invece di togliere le bandiere, si metta la giacca.

Finalmente, dovremmo cominciare ad avere e manifestare una “personalità” (tutti anche i più poveri e modesti, ma che hanno cervello) e decidere in base a “nostre” maturate convinzioni, a nostri personali giudizi. A dire garbatamente ma seriamente: "ma come ti permetti ?” quando è il caso. Dovremmo finalmente cominciare a farci insegnare dai cantanti (uno per tutti Dylan o Celentano) soltanto, soltanto gli “acuti ed i bassi” e dai gommisti come si equilibra uno pneumatico ovvero lo si ripara. Dovremmo dire ai comici “giullare fammi ridere e basta”, al dentista che ci tolga il mal di denti e non ci spieghi la curva di Laffer, di sua sola spontanea volontà. A non farci dare complessivamente dei cretini da un (solo) "cretino". Non farci insegnare a “parlare” dalla Boldrini di turno. Non farci spiegare come e per chi votare da Saviano, ad esempio, oppure da qualche sapiente non eletto dagli altri, ma da se stesso, oppure da una cerchia di complici.

Dovremmo difendere strenuamente il “nostro” diritto di scegliere una persona soltanto perché lo decidiamo sovranamente noi, il Popolo Italiano (tutti e ciascuno). Non perché essa lo pretende.  Al Presidente Europeo, che trancia poco garbati giudizi, dovremmo ricordare che il vero problema europeo potrebbe essere che da domani non si potrà più scherzare, specialmente in economia. Dovremmo dire che, forse, da domani si faranno ancora le guerre, ma chiamandole col proprio nome, quello in nome del quale sbarcarono in Normandia, ivi morendo poco più che ventenni.  Non “missioni di pace” …col botto, come quelle di Obama. E di tanti altri. E se De Niro tornerà in Italia (non lo farà perché sono anche spocchiosi e comodi) vuol dire che avremo un immigrato in più da sistemare. Ce ne faremo una ragione; specialmente se pagherà le tasse qui, nel nostro Paese.

Anche da noi, ai tempi, molti incliti eroi volevano andarsene sdegnati dall’Italia; parole…parole….poi il calduccio di un Paese permissivo al punto di dar loro credito (quando non vitalizi e simili) li ha convinti. Dovremmo sforzarci di avere buona memoria e ricordare quanto è stato detto da costoro il giorno prima e quanto hanno tentato di dire il giorno dopo. E rammentare loro ad ogni occasione che “noi ricordiamo benissimo” e – se del caso – ci “arrabbiamo” (come Bud Spencer). Ma anche la testarda e stupida insistenza nel non vedere quel che è accaduto. Solo quello; che è quel che conta.

Magari, con questo sproloquio mi sto fatalmente smentendo.  Non vuol essere supponenza la mia; ci mancherebbe; e comunque non è questo il senso che voglio dare. Vorrei soltanto suggerire di resistere a simili abbordaggi, scegliendo noi la scuola ed il maestro che più ci aggrada. Probabilmente (auspicabilmente) questo è il messaggio degli Americani che hanno vinto. Che non sono cretini, anzi. E sono stati “ tantissimi”.


marcianteGiuseppe Marciante

già Consigliere di Corte d’Appello di Torino