Il terremoto nel Lazio, Umbria e Marche: storia, arte, cultura ed economia ferite dal sussulto della terra - S. Sfrecola

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norciabasilicaUna, due tre scosse di magnitudo crescente, tra il 24 agosto e il 30 ottobre e, poi, uno sciame sismico di centinaia di repliche tra Lazio, Umbria e Marche hanno inferto una ferita gravissima al patrimonio storico artistico e all’economia di quelle regioni. Danneggiati e, in alcuni casi cancellati, Palazzi, Chiese, monumenti, secoli di storia civile e religiosa, prezioso retaggio di una popolazione operosa e di uomini illustri della politica e della fede. Attimi lunghi terribili secondi. La terra che sussulta impietosa sotto i monumenti più cari alle comunità locali, all’Italia intera e non solo, perché crolla a Norcia la trecentesca Basilica di San Benedetto, Patrono d’Europa.

Giornali e telegiornali mostrano al mondo intero le ferite inferte dal sisma alle città ed ai paesi, molti dei quali ridotti a cumuli di pietre, paesaggi desolati dove la “zona rossa”, interdetta all’accesso, copre l’intera area un tempo abitata. Come ad Amatrice, ad Accumuli, Arquata del Tronto, Ussita, Visso. Un paesaggio di guerra, anzi più che di guerra, perché quella che pure sul finire del secondo conflitto mondiale aveva fatto danni rilevanti lungo il percorso dei tedeschi in fuga incalzati dagli anglo-americani tra le valli dell’Umbria e delle Marche, aveva risparmiato i monumenti della storia civile e religiosa. Distrutti tra agosto ed ottobre anche gli immobili che ospitavano le tante attività economiche di quelle terre dove la trasformazione dei prodotti agricoli e zootecnici costituisce una tradizione antica e preziosa che ha portato in tutto il mondo le lenticchie di Castelluccio, i formaggi e i salumi di Norcia, il ciauscolo di Visso, uno straordinario salame a pasta fine spalmabile, i tartufi della Valnerina. E, ancora, l’anice dei Monti Sibillini e lo zafferano, l’“oro giallo” di Pieve Torina, l’epicentro del sisma.

Quelle popolazioni operose hanno perduto tutto. Crollati stalle e fienili dove era custodita la ricchezza di questa economia, mentre incombe l’inverno e tarda l’intervento delle autorità che, a dire degli abitanti di alcune frazioni, non si sono neppure visti. Col rischio che si perdano animali e prodotti agricoli in assenza di strutture dove ripararli e stivarli. Mentre ancora non c’è idea di come e dove custodire i nuovi raccolti. Si tratta di 3000 imprese agricole di cui il 90% a gestione familiare tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, mentre 50 sono le aziende agricole dell’alimentare nelle province di Macerata e Perugia. Massacrato l’agriturismo che innerva un settore economico importante ed in crescita da molti anni nelle terre dei pellegrini dei luoghi della fede cristiana.

L’onda terribile e impietosa del terremoto attraversa il centro Italia e segna con lesioni, più o meno gravi, uno straordinario patrimonio artistico. Crollano le infrastrutture viarie con grave disagio, prima per i soccorsi, poi per la prosecuzione delle attività economiche. La terra mostra ovunque lesioni profonde lungo le colline e le montagne. Anche l’“ermo colle” caro a Giacomo Leopardi che ne ha scritto ne “l’infinito” è pesantemente inciso dal sisma. Nel Duomo di Orvieto il crollo di calcinacci ha fatto temere il peggio. Fortunatamente la diagnosi è stata “problemi facilmente risolvibili”. Ad Amelia inagibile la chiesa di San Francesco. Anche a Guardea inagibili due chiese, dei Santi apostoli Pietro e Paolo e di Sant’Egidio. Nel viterbese, la torre civica di Civita di Bagnoregio, città candidata ad essere inserita tra i beni del patrimonio dell’Unesco, presenta fessure che preoccupano. Danni anche a Nepi, dove è caduta la palla medicea del palazzo comunale, ed a Caprarola, a palazzo Riario.

Al Ministero per i beni e le attività culturali giungono in poche ore da città e paesi segnalazioni di danni ingenti. Prima tremila, poi altre duemila. È come un bollettino di guerra, una dolorosa litania che denuncia situazioni spesso irrecuperabili. La più ferita è Norcia, già sfregiata dal sisma del 1997. Lì sono andati distrutti i principali luoghi di culto noti ovunque. Della basilica di San Benedetto, patrono d’Europa, rimane in piedi soltanto la facciata. A vederla così, con dietro il niente, viene lo sgomento. La facciata con il portale laterale e la base del campanile risalivano alla fine del XIV secolo. Era passata indenne attraverso i tanti terremoti che purtroppo nel tempo sono stati registrati in quel tratto della dorsale appenninica che corre lungo una faglia maledetta. Aveva subito danni anche in precedenza, mai così gravi, mai così definitivi. L’impegno di tutti, delle autorità della Regione e dello Stato, è di ricostruire quella basilica come le altre chiese e gli altri monumenti che parlano della storia civile e religiosa nel cuore d’Italia. E si va delineando anche l’iniziativa generosa di privati imprenditori sulle orme di quel mecenatismo che nel “secoli bui” e nel Rinascimento ha arricchito città e borghi di splendide dimore, di castelli e di chiese adornate dal genio dei maggiori artisti del tempo.

Sarà ricostruita anche la cattedrale di Santa Maria Argentea, chiesa romanica del nono secolo, più volte distrutta completamente o lesionata dai terremoti nei secoli passati. Nel 1500, poi ancora nel 1700, quando crollò il campanile gotico, tanto che dell’edificio rinascimentale rimaneva solamente il battistero. Crollata anche la chiesa di San Francesco su Piazza Garibaldi. Costruita intorno al 1385 dai francescani, distrutta dal terremoto del 1859 e poi ricostruita, uno degli edifici in stile gotico più rappresentativi del territorio, con la biblioteca civica e l’archivio storico comunale ricco di oltre 1.200 documenti. Danneggiati pesantemente il Municipio e il museo della Castellina. Ad Amatrice il 30 ottobre crolla la torre civica e quello che rimaneva della chiesa di Sant’Agostino, già pesantemente lesionata dal terremoto del 24 agosto scorso.

L’onda del sisma arriva anche a Roma e spaventa non poco i quiriti che si ritenevano da sempre immuni dagli insulti della terra che, invece provocano qua e là crepe e qualche crollo di cornicioni. Nella basilica di San Paolo ed a Sant’Ivo alla Sapienza dove, in particolare, la cupola del Borromini, un capolavoro del barocco romano, richiede verifiche, come per la lanterna e l’adiacente palazzo della Sapienza, antica sede dello Studium Urbis, donde il nome del primo Ateneo romano. Lesioni anche alla basilica di San Lorenzo fuori le mura e annesso convento dei Cappuccini. Il sisma non rispetta neppure il Palazzo Senatorio, in Campidoglio, sede del Comune di Roma. Anche se non gravi, danni hanno subito la basilica di San Pietro e quelle di San Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore.

Coinvolta anche L’Aquila che certo non aveva bisogno di ulteriori ferite. In provincia di Ancona si registrano danni a Jesi, dove il 26 dicembre 1194, sulla piazza sotto una tenda, nacque Federico II di Svevia, figlio di Costanza d’Altavilla e di Enrico VI. Il sisma ha interessato la chiesa di San Giuseppe. A Fabriano hanno subito danni San Nicolò e la Chiesa del Sacro Cuore. Nel maceratese, il centro storico di Penna San Giovanni è “zona rossa”. È crollato il campanile della Chiesa di San Giovanni, nella piazza centrale del borgo. Verso Sarnano, nella chiesa neogotica di San Giuseppe di Villa Pilotti, è crollato il campanile sul tetto della navata centrale sfondandolo. Gravi i danni nel centro storico di Tolentino. Danni hanno subito la Cattedrale di San Catervo e la Basilica di San Nicola. Ad Ascoli, il campanile della Chiesa di Sant’Angelo Magno è gravemente lesionato.

Una immane ferita nel cuore artistico dell’Italia dei mille borghi tra le colline che l’autunno tinge del giallo bruno e rosso delle faggete, tra il verde intenso di pini e cipressi. “I danni al patrimonio culturale sono gravissimi” ha detto il Prof. Tomaso Montanari, intervistato da Antonella Petris per Emergenza Cultura. Aggiungendo che se si fosse intervenuti, come si doveva, dopo il sisma di agosto, molti dei monumenti lesionati allora e crollati oggi si sarebbero salvati. Per Montanari una conferma viene dai casi di Sant’Eutizio di Piedivalle, vicino a Preci, e di San Salvatore in Campi di Norcia “entrambe danneggiate ad agosto. potevano forse essere salvate se si fossero consolidate”.

E se la prende con il Ministro per i Beni Culturali e il Turismo: “Franceschini deve smetterla con la propaganda sui caschi blu della cultura e deve urgentemente dare risorse a quel poco che resta del sistema della tutela. Stiamo perdendo un pezzo del nostro volto”. Sant’Eutizio e San Salvatore in Campi, insiste lo storico, “potevano forse essere salvati. È impossibile non chiederselo. E ora le rovine giacciono in terra e nessun personale tecnico del Mibact sta intervenendo. È fondamentale intervenire nelle prime ore, conclude, “come tutta la storia dei terremoti italiani insegna. E non c’è alcuna incompatibilità con l’assistenza alle persone. Si possono, si devono fare in parallelo e subito”.

sfrecolaSalvatore Sfrecola

avvocato, già presidente di sezione della Corte dei Conti

già presidente dell’Unione Nazionale Magistrati Contabili