Migranti: Italia chiama, Europa non risponde (anzi, risponde male) - V. Ardizzone

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migrantiueNella Comunità Europea ci stiamo male, quasi come parenti poveri, mal sopportati, negletti, a volte derisi. All’occorrenza però, possiamo essere utili. Ad esempio per i lavori che altri stati ormai si rifiutano di fare. Leggi: recuperare nel Mediterraneo i migranti che giungono quotidianamente, a migliaia, negli oltre settecento chilometri delle nostre coste. Merkel e Hollande si incontrano spesso e volentieri: tanto sono vicini di casa e possono spostarsi con la metropolitana che da loro funziona (avranno sindaci e borgomastri più bravi dei nostri) e, consci della loro supposta superiorità morale e culturale (tutta da dimostrare), assumono decisioni ispirate al loro nazionale tornaconto e ci notificano poi la pratica da sbrigare.

Sul nostro territorio arrivano giornalmente barconi carichi di migliaia di disperati che noi recuperiamo, a volte già cadaveri, e i nostri operatori (militari e civili), bravi e generosi, si affannano a soccorrere ed accogliere in modo umano e compassionevole. A voler fare quattro conti, a parte alcune regioni del Continente Africano (vedi Sud Africa), si tratta in prospettiva di centinaia di milioni di disperati che si affacceranno al nostro paese.

I nostri confinanti, elevando muri e costruendo barriere, si sono resi impermeabili al fenomeno. Si è creato così una sorta di “bottle neck”, un collo di bottiglia per cui tutti i richiedenti asilo che entrano nel territorio italiano non escono più. Con le conseguenze di ordine pubblico e di igiene che le cronache si incaricano giornalmente di documentare. È vero, ci sono i trattati che impongono al paese che per primo ospita i disperati di tenerseli. Ma i trattati, come insegnano teorie prevalentemente teutoniche (von Bismark), “sono pezzi di carta e si possono stracciare”. Ci viene in mente la favola di Fedro, “Il lupo e l’agnello”: “Superior stabat lupus, longeque inferior agnus”. Ma questa supposta superiorità non ci convince per niente. Migliaia di anni di storia ci ricordano che, quando Roma era una splendida realtà politica, culturale e militare, le loro terre erano abitate da barbari e l’antica Roma li sottomise, li civilizzò e li rese “cives”, cittadini romani.

Navigano oggi nel Mediterraneo (e dovrebbero essere ben più numerose) navi che battono bandiere di altre nazioni. Il ben noto “ius soli” comporta che i rifugiati che si trovino su quelle navi siano sul territorio di quelle nazioni e a loro dovrebbe dunque spettare di sbrogliare la matassa. I nostri porti potrebbero al massimo rifornire, a pagamento, il carburante per il viaggio di ritorno al loro paese. Ma loro non se ne danno per intesi, fanno orecchie da mercante e si infastidiscono per la nostra petulanza. E scaricano sulle nostre coste migranti che poi si rifiutano di accogliere.

Non bisogna demordere. Se necessario si battono i pugni sul tavolo. L’esperienza (anche in sede europea) insegna che, quando si è dalla parte della ragione, queste rudezze funzionano. Anche la leggenda (Robin Hood) ci dice che “quando cambiano le condizioni, si scrivono regole nuove”. Le regole europee, da Maastricht in poi, non sono scolpite su lastre di argento come le leggi dei persiani.


ardizzoneVittorio Ardizzone

già condirettore Banca Centrale d’Italia