La scuola italiana affonda - R. Di Meglio

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scuola1Come il famoso transatlantico la scuola italiana sembra affondare lentamente, mentre l’orchestra continua a suonare. Si tratta di un affondamento quasi fisico, per quel che riguarda gli edifici scolastici, infatti, oltre la metà non è conforme alle norme di sicurezza: la questione viene periodicamente alla ribalta quando qualche alunno o insegnante vengono colpiti da un crollo, ma poi tutto torna in sordina e gli sporadici investimenti del Governo di turno non riescono che a mettere qualche modesta toppa.

La verità è semplice: un paese in recessione economica da molti anni non può permettersi la spesa che sarebbe necessaria per rimettere in sicurezza e dare un minimo di dignità ai luoghi che quotidianamente ospitano gli alunni. Ovviamente anche in questo caso la maggioranza delle situazioni di degrado si verifica nel Mezzogiorno del paese. Le spese per l’edilizia ci sono state ed in misura uguale, ma nel corso degli anni in diverse realtà non hanno prodotto risultati accettabili, anche perché lo Stato non ha un controllo diretto sugli edifici, che sono di proprietà e gestione degli Enti Locali.

L’altro affondamento, forse peggiore di quello strutturale, riguarda i livelli dei risultati degli alunni: i risultati delle indagini OCSE PISA dimostrano un costante arretramento dei livelli di competenza acquisiti dagli alunni quindicenni nelle nostre scuole. Siamo scesi ormai al penultimo posto tra i 35 paesi aderenti all’indagine. Mentre la situazione è buona per la matematica, scendono la lettura e le altre conoscenze scientifiche. Anche in questo caso vi è un enorme differenza tra il Nord ed il Sud, a scapito di quest’ultimo.

L’Italia ha il record delle assenze ingiustificate tra i suoi alunni, circa il 55%, rispetto ad una media OCSE del 20%, evidente sintomo di scarsa considerazione per l’istituzione scuola, scarsa considerazione che sta crescendo in modo preoccupante nel corso degli anni. La scuola italiana promuove oltre il 90% dei propri alunni agli esami di maturità, contro il 68% della Francia, eppure in Italia c’è un tasso record di abbandoni scolastici, il 20%, mentre in Francia questo tasso si attesta a meno del 7%.

La vecchia scuola elementare, con maestro unico e 24 ore settimanale era risultata, per molti anni, al primo posto mondiale, l’introduzione di più docenti e l’aumento dell’orario ne ha visto una graduale e costante discesa nei risultati. Ed una bassa istruzione primaria diventa un pessimo passaporto per i successivi gradi di istruzione.

Lo Stato italiano non riesce più a reclutare i propri docenti mediante concorsi regolari: quando tenta di bandirne uno, sprofonda in tempi lunghissimi (l’ultimo bandito due anni fa non si è ancora del tutto concluso); si sono evidenziate difficoltà a reclutare commissioni che siano credibili e valide, anche perché per risparmiare vengono retribuite a livelli offensivi e non sono previsti esoneri dall’insegnamento. Il risultato è stata la creazione di un precariato abnorme e, di conseguenza, si è affidata la maggior parte delle assunzioni a leggi di sanatoria.

L’attuale decreto legislativo di modifica del reclutamento dei docenti, in elaborazione in questi giorni, ha un difetto di origine: prevede un percorso molto lungo per l’accesso alla professione (laurea quinquennale, concorso, tirocinio di apprendistato triennale e successivo ultimo esame). Un percorso indirizzato di ben otto anni per uno stipendio di 1300 euro al mese come obiettivo ed il rischio che se alla fine non si è nominati in ruolo sia tutto da buttare. Un sistema del genere rischia seriamente di allontanare in futuro molti bravi giovani dalla scelta della professione docente. Già oggi nel Nord Italia cominciano a scarseggiare, per alcune discipline, gli insegnanti.

Aggiungiamo, per finire, il problema drammatico dell’immigrazione che dovrebbe trovare, proprio nella scuola, il presidio dei valori importanti da trasmettere ed invece contribuisce all’abbassamento dei livelli medi dell’istruzione.

Senza una seria riflessione su questa situazione e sugli errori passati, è difficile invertire la china di un declino che si riverbererà in modo inevitabile sul futuro del nostro Paese.

dimeglioRino Di Meglio

segretario nazionale Gilda