De minimis - G. Marciante

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poliziottimanetteE’ palpabile il disagio che suscitano le quotidiane notizie giornalistiche riguardanti furti, rapine, scippi, molestie in pubblico, aggressioni, occupazioni e - insomma – tutto quanto fa parte della cosiddetta “criminalità comune”. Come se ve ne sia una….”elitaria”. Ma è ancor più devastante la pubblicazione, (sovente trascurata) relegata “a margine”, di “come è andata a finire”. E dire che le motivazioni di molte assoluzioni rasentano il miglior umorismo inglese. Ormai è archeologico il richiamo ai commenti delle Forze dell’Ordine: “noi li prendiamo, sovente con rischio e sacrificio e il giorno dopo…li incontriamo di nuovo”. “Quando non ci prendono anche in giro”. Qualcuno è stato anche, più o meno garbatamente, “ripreso” per avere osato tanto: dire una Verità. I cittadini “risparmiati” (per quella volta) subiscono in sostanziale silenzio, ormai troppo simile all’indifferenza, la notizia ed il finale. Le vittime, che tali sono, nonostante la “minimalità” ormai della legge dello Stato, vengono talvolta agli onori della cronaca per qualche sporadica intervista oppure per un fuggevole sguardo tecnologico-televisivo alle lesioni riportate. In realtà, pare che il “fenomeno” non interessi più di tanto, anzi quasi nulla a chi potrebbe e specialmente “dovrebbe" porre qualche rimedio. Ma, in una visione purtroppo realistica e sconfortante, va detto che se “ancora” ne parlano i giornali vuol dire che non siamo arrivati al Gran Finale: la Depenalizzazione Generale di fatto e di diritto. E’ lecito chiedersi la ragione di tutto questo, senza offendere il Diritto Romano, che, affermando “de minimis non curat praetor”, intendeva tutt’altra cosa.

Ragioni cosiddette “serie” sono l’ormai stucchevole “arretrato” degli Uffici Giudiziari. Che esiste veramente, ma per ragioni del tutto diverse, per anomalie che ben poco hanno a che vedere con il problema. Ragioni anche ideologiche, legate alla fantomatica obbligatorietà dell’azione penale, che tutto è fuor che questo. Di certo non ne è la causa, ma non può essere, per ciò stesso, nemmeno la giustificazione. I vari tentativi di “criterio” si sono rivelati peggiori del male, nella alchimia dei composti: molto materiale e quindi ampia discrezionalità. E poi aleggiano, ad ogni pur minimo accenno, gli stendardi dell’Autonomia ed Indipendenza. Che portano, di fatto, alla interpretazione deteriore, micidiale, contagiosa del detto latino “de minimis”. Bisogna perseguire la grande criminalità. Certamente. Ma quale? Ecco il giudizio “autonomo ed indipendente” cui poco importa che alla anziana è stato tolto con violenza “tutto quanto aveva”. Perché era “poco”. Da vergognarsi.

E se vi fosse, anche, uno strisciante pensiero sottile? È vero che è stata rapinata la vecchietta (si potrà dire? Oppure bisogna scrivere "diversamente giovane”), ma anche il rapinatore è un poveraccio. Facciamo, dunque, la lotta “giudiziaria” alla Ricchezza (che fa fine ed è gradevole al suono) per non fare la lotta alla povertà. Nella speranza che, prima o poi, non importerà più alla gran massa; e gli stessi danneggiati se ne faranno una ragione, tombale talvolta. E se veramente si persegue con prevalenza la grande criminalità e se c’è (come pare) un paralizzante “arretrato” vorrà forse dire che siamo un popolo di grandi mascalzoni; oppure di incapaci. Per fortuna non è (ancora) così.

La persona offesa, nel processo panale è – da tanto tempo ormai – un “impiccio” ineluttabile ma scomodo: occorre citarla (ma non è poi una grave nullità) occorre sentirla, (speriamo non venga), occorre “motivare” anche su questo sgradevole aspetto “civilistico”. Sempre che non decida di costituirsi parte civile, che ardimento. Dobbiamo fare cose serie: il processo penale, non possiamo perdere tempo (in generale) con questioni di “pecunia”. E, poi, non ci sono carceri (o meglio "istituti") sufficientemente accoglienti. Occorre scegliere, ahimè: tutti fuori o quasi. Costruire degli “istituti" affidandoli a qualche “idonea” cooperativa potrebbe essere un'idea. Magari anche…redditizia. Ma le cooperative hanno già tanto daffare. Depenalizziamo dunque il “minimale”. Andiamo a chiedere la sanzione “pecuniaria” a chi ruba, perché denaro tanto non ne ha; certamente non per lo Stato e la Giustizi. Ancora meno per la persona offesa. Ancora fra i piedi, costei.

E gli extracomunitari ? (v’è una sofferta consapevolezza nell’uso pericoloso di tale termine italo latino). Basterebbe espellerli. Anzi, munirli di un feroce e minaccioso biglietto (ordine impugnabile) per…Chissadove, sperduto Paese di un altro Continente. No, è poco solidale. Fargli scontare la pena “prima”? Meglio di no. Sarebbe francamente troppo. Ci sarà certamente qualche disposizione Europea o qualche Convenzione Internazionale” a creare dei problemi”. Dunque, l’ “arretrato” giustifica di fatto la denegata giustizia sia per il “presunto” colpevole” che per la “certa” persona offesa.

Il rimedio è semplice e vecchio: buttiamo il bambino insieme all’acqua sporca. O diversamente pulita. Seriamente, almeno alla fine: il problema è grave tanto quanto è complesso e difficile. Ma forse è possibile dire che non si sarebbe dovuto arrivare a tanto. A meno che tutto questo non sia perversamente “voluto”, In tutto questo, v’è la precisa e responsabile accettazione anticipata della definizione di “populismo” e di “allarmismo”da parte dei Soliti noti, cui non sparisce il portafogli perché hanno la scorta, nella maggior parte dei casi.

marcianteGiuseppe Marciante

già Consigliere di Corte d'Appello di Torino